di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

5 - Pulizia delle stalle di Augia
Il successivo compito, cioè la quinta impresa delle fatiche che Eracle doveva sostenere, giungeva tre giorni dopo il suo ritorno con il cinghiale e avrebbe dovuto rivelarsi tanto umiliante, quanto impossibile.
Gli venne infatti richiesto da Euristeo di pulire in un solo giorno le stalle di Augia, re dell'Elide, a cui queste stalle appartenevano, e secondo alcuni, era figlio di Poseidone, dio del mare.
Ricchissimo e potente, questo re possedeva nelle sue stalle ben tremila capi di buoi che lì vi dimoravano immortali e che, grazie all'origine divina, erano immuni dalle malattie e crescevano indefinitamente, ma era tanto avaro che, per non spendere, non le faceva ripulire da più di trent'anni, tanto che quelle stalle e quelle scuderie erano stracolme del letame che continuava ad accumularsi e di conseguenza si erano venuti a creare immani nugoli di mosche che, attirate dalla sporcizia, oscuravano persino la vista del sole in tutta la zona circostante.
Appena la notizia arrivò alle orecchie di Euristeo, il suo pensiero corse subito ad Eracle, ed infatti gli ordinò di ripulire in un sol giorno le luride stalle dello spilorcio sovrano dell'Elide.
Eracle disse al re Augia che avrebbe ripulito lo sterco dalle sue enormi stalle prima del calar del sole, ma in cambio gli chiese come ricompensa un decimo di tutto il suo bestiame.
Il re incredulo nell'impossibile successo di Eracle, pensando ad un buon affare per lui, accettò la scommessa e i due giurarono sul loro accordo.
Per ripulire il tutto in un solo giorno, Eracle decise di aprire due brecce nelle pareti dei locali e di deviare il corso dei fiumi Alfeo e Peneo per farli poi scorrere impetuosamente nelle enormi stalle e nei cortili, affinché portassero via il letame e lo sporco, depositandolo nelle valli destinate al pascolo.
Fu così che Eracle riuscì a compiere la sua quinta fatica ripulendo l'intera terra dell'Elide senza nemmeno fare eccessiva fatica.
Terminato il lavoro Eracle chiese al re Augia la ricompensa promessa, ma questi, avaro com'era, non volle riconoscere il lavoro compiuto, e si rifiutò dicendo che non era stato lui a ripulire le stalle, bensì i fiumi e sostenendo addirittura di essere stato da lui ingannato.
Eracle chiese che la controversia fosse sottoposta a giudizio che però fu a suo svantaggio e per questo venne pure scacciato dall'Elide.
Euristeo, ad aggravare la situazione, si rifiutò di considerare valida questa prova, perché Eracle aveva richiesto un compenso per l’impresa comandata, anche se poi non lo aveva ricevuto.
























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