LA GUERRA CHE NON SI PUÒ VINCERE (1)

Ore 20 di un giorno di inizio maggio dell'anno 2020, Loris e Luisa marito e moglie, come ogni sera si affondano nei morbidi divani nell'ampia sala di casa per seguire il telegiornale con aria annoiata e rassegnata.
I fatti che si raccontano da un paio di mesi sono sempre gli stessi, il protagonista indiscusso è il minuscolo virus corona, denominato col vezzeggiativo epiteto di COVID 19, che sta stravolgendo le economie e le abitudini di vita di tanta gente in ogni parte del mondo.
Anche se la situazione sembra migliorare, occorre fare molta attenzione a muoversi fuori di casa, perché il rischio contagio è sempre molto forte, e di qui le raccomandazioni che tutte le sere ogni telegiornale ripete all'infinito a sempre a ribadire il monito a non credere che la lotta sia terminata con la sconfitta del cattivo virus, il lieto fine non è prossimo e su tutti ancora incombe il rischio di pericolose recrudescenze.
La guerra all'invisibile ma tremendo nemico dunque continua.
E parla l'epidemiologo, il virologo, il medico famoso, lo scienziato esperto ed anche il filosofo, questo sì con la faccia di uno che ricorda il crollo di una diga, allerta i telespettatori ad attendersi un futuro che si annuncia più nero del nero e, con occhi sbarrati fissi nella telecamera, profetizza sventure a piene mani alle quali non si sa come porre rimedio, quasi un esortazione al si salvi chi può.
Loris si lascia andare ad un sonoro sbadiglio, mentre Luisa che ha diviso la sua attenzione tra l'interessarsi alla trasmissione televisiva e l'impegno a cliccare nel suo smartphone per rispondere ai numerosi messaggini che da ogni parte le giungono, gli appoggia una mano sulla spalla e con espressione tra il serio e il faceto, gli rivolge una domanda secca.
“Come procede la tua guerra?”.
Loris emette un lungo sospiro, aggrotta le sopracciglia e con voce cavernosa senza neanche sforzarsi di girare la testa verso di lei, risponde:
“È dura, molto dura, terribilmente dura!”.
“Stai vincendo? Ce la fai?”.
“Non lo so, io ce la metto tutta, ma il nemico è forte, dannatamente forte, indistruttibile, a volte mi assale lo sconforto e mi pervade la tentazione di arrendermi e dichiararmi vinto!”.
“Ci mancherebbe anche questa, tu hai tempo, pazienza e tenacia, ce la puoi fare, non possiamo lasciarci depredare della nostra terra e dei nostri spazi da queste forze malvagie e prepotenti!”.
“Io do battaglia due volte al giorno, al mattino con l' aria ancora fresca e prima che sopravanzi il buio della sera, ma non riesco a debellarne la resistenza, è un nemico tenace, radicato nel territorio e deciso a non farsi estirpare in nessun modo, ha impiegato anni ad inserirsi ed ora non intende abbandonare la presa e per noi la questione si fa seria, molto seria, rischiamo di essere invasi nei nostro spazi e territori quotidiani e consueti”.
“Ti ho visto però lottare con grande impegno, impeto e determinazione, son certa che non gliela darai per vinta!”.
“Guarda, il terreno attorno al campo di battaglia è disseminato dei loro resti bianchi e rinsecchiti, al pari di una immondizia fastidiosa e sgradevole, sono una moltitudine e di molti altri me ne sono disfatto a suo tempo, ma ad ogni inizio di battaglia me ne ritrovo di fronte sempre di nuovi, freschi, motivati e sempre più resistenti e neanche con tutta la mia forza e volontà riesco a ridurli alla ragione, a volte dispero di poterli in qualche modo definitivamente annientare.”.
“Senti, ma se i mezzi convenzionali non sono sufficienti a sgominarli, perché non fai ricorso a qualche arma chimica, oggigiorno se ne trovano di veramente efficaci e con un investimento ragionevole?”.
Loris si fa ancor più serio, riflette un attimo poi si rivolge a lei in tono piuttosto risentito e polemico:
“Sì éh? La chimica... e perché no il nucleare! Oh certo che con queste armi costringeremo il nemico alla resa, ma cosa lasciamo a chi verrà dopo di noi? Te lo dico io: un ambiente invivibile, avvelenato; ci saremo forse liberati di questa invasione massiccia che non arretra di fronte all'estirpazione, ma solo per un po', perché sono convinto che non trascorrerà molto tempo che ritorneranno ad aggredire i nostri spazi ed occupare i nostri territori più numerosi e determinati di prima del mio intervento.”.
























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