di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

3 - Cattura della cerva di Cerinea
Nei boschi tra l’Attica e la Beozia, viveva, libera, una enorme cerva sacra ad Artemide dea della caccia. Questo agile animale dal mantello maculato aveva zoccoli di bronzo e auree corna, simili a quelle di un cervo, tanto che taluni la consideravano un cervo.
Artemide quando era ancora fanciulla, vide un giorno cinque cerve di inusitate proporzioni, pascolare sulle rive di un fiume ai piedi dei monti, il sole scintillava sulle loro corna.
Decisa a farle sue, si lanciò al loro inseguimento, la dea ne catturò quattro, l’una dopo l’altra, con le proprie mani, e le aggiogò al suo carro, la quinta però riuscì a fuggire, era quella dotata di zoccoli di bronzo e magnifiche corna dorate, capace di correre più veloce delle frecce di chiunque volesse ucciderla.
Frecce che le venivano scagliate perché la cerva non era amata dagli uomini, infatti riusciva ad incantare quelle persone che, tentando di inseguirla, si perdevano senza riuscire più a fare ritorno alla loro casa.
Euristeo ordinò ad Eracle di catturarla e l’eroe decise di portare a compimento la sua terza fatica col fermo proposito che nessuna violenza fosse subita dall’animale, non voleva né uccidere né ferirla e l'aveva promesso ad Artemide che non era affatto contenta che la cerva venisse uccisa.
Instancabilmente allora Eracle la inseguì per un anno intero, senza mai fermarsi, fino a che riuscì a prenderla per sfinimento.
Quando, infatti, esausta, la cerva si rifugiò sul monte Artemisio e di lì scese al fiume Ladone, l'eroe tese l’arco e scoccò una freccia che trafisse le gambe anteriori dell’animale, passando tra l’osso e i tendini, senza però fare sgorgare sangue.
Poi, gettatasi la cerva sulle spalle, si affrettò verso Micene attraversando l’Arcadia.
Ma lungo la via, nei boschi d’Arcadia, incontrò ed ebbe a discutere aspramente con Apollo e Artemide che lo attendevano assai seccati per il trattamento che era stato riservato alla cerva loro sacra, ma compresero infine che Eracle stava seguendo la volontà di Euristeo ed acconsentirono così a che l’eroe potesse portare a Micene l’animale per dimostrare il successo
Al cospetto della cerva, Euristeo chiese che essa venisse trasferita nel proprio giardino. Ercole, sapendo di doverla liberare perché lo aveva promesso alla stessa Artemide, accettò a condizione che fosse il re stesso a prenderla dalle sue mani.
Appena la ebbe lasciata, la cerva fuggì via in un lampo, e l'eroe poté quindi affermare che la colpa non era sua ma di Euristeo che era stato troppo lento ad afferrarla.
























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