di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Dedalo, era nato ad Atene, si dedicò alla scultura e all'architettura e divenne abilissimo in ciò che faceva, si narra che le sue statue sembravano vive a tal punto da raccontare che esse aprivano gli occhi e si muovevano.
Fu maestro di suo nipote Talo, tuttavia, era anche un uomo molto invidioso della bravura altrui e perciò, dato che il nipote si stava dimostrando il più bravo dei suoi apprendisti e forse persino migliore di lui, con una scusa lo condusse sull’Acropoli di Atene e lo spinse giù.
Per fortuna gli dei, vista la scena, salvarono il povero Talo trasformandolo in un uccello, ma la notizia dell’orribile azione di Dedalo si diffuse presto in tutta la città. Per questo il tribunale di Atene punì Dedalo con l’esilio sull’isola di Creta insieme al figlioletto Icaro.
Il re di Creta Minosse fu ben lieto di ospitare il famoso architetto in cambio dei suoi servigi.
Un giorno, il re si recò nel nuovo laboratorio che aveva fatto costruire per Dedalo all’interno del palazzo reale, per parlargli di un fatto di enorme urgenza. Un essere mostruoso, metà toro, metà uomo, stava terrorizzando tutti i cretesi e pertanto il re voleva che Dedalo costruisse una prigione per questo Minotauro, così da tenerlo lontano dai cittadini.
Dedalo garantì al re che lui e suo figlio non l’avrebbero deluso e così, qualche giorno dopo, gli venne in mente un’idea straordinaria: avrebbe creato una prigione labirinto.
L’idea piacque al sovrano e dunque iniziarono immediatamente i lavori, che portarono in pochissimo tempo alla costruzione del labirinto: i muri erano così alti e i sentieri così intricati che nemmeno Dedalo sarebbe stato in grado di ritrovare l’uscita, se chiuso al suo interno.
A Dedalo, si rivolse Arianna, la figlia di Minosse, per sapere come aiutare Teseo, il suo innamorato, a uccidere il Minotauro e uscire dal Labirinto. Il burbero architetto, persuaso dalla dolcezza della giovane principessa, le svelò che l’unico modo possibile per Teseo di riuscire ad orientarsi nel labirinto era entrare con un gomitolo di lana e srotolarlo nel percorso verso il Minotauro. Una volta uccisa la creatura, Teseo non avrebbe dovuto far altro che seguire il filo per ritornare all’ingresso.
Teseo riuscì ad uccidere il mostro, ad uscire sano e salvo dal labirinto e il consiglio del filo riuscì a far trionfare Teseo nell'impresa per poi a fuggire da Creta con l’amata.
Quando Minosse venne a sapere che ad aiutare sua figlia e Teseo era stato Dedalo, non potendo prendersela con la figlia fuggita insieme all'eroe, pensò di punire il costruttore, rinchiudendolo insieme al figlio Icaro, nel Labirinto, che egli stesso aveva progettato.
L'unico modo per uscirne era evadere volando, quindi per scappare dovette usare tutto il suo ingegno.
Dedalo si mise all’opera e in pochissimo tempo realizzò due paia di ali, uno per sé e l'altro per il figlio, le costruì con dei bastoni di legno che servivano da supporto per delle piume vere, per attaccarle usò della cera.
Prima di spiccare il volo, il padre ammonì il figlio di non volare troppo in basso, dove l’acqua, bagnandole, poteva render pesanti le penne, ma neppure troppo in alto, dove il calore del sole poteva sciogliere la cera e bruciare le penne.
Dedalo prese il volo e dietro di lui lo seguiva Icaro, sconvolto e meravigliato da quella straordinaria opera di ingegneria.
Mentre erano in volo, Dedalo non smetteva di guardare Icaro e di dargli consigli e ormai avevano attraversato già un lungo tratto di mare.
I naviganti e i pastori sulla riva guardavano stupiti, pensando che fossero due dei arrivati da lontano.
Ma il ragazzo non ascoltò i saggi consigli del padre e orgoglioso di questa sua nuova arte e acceso dal desiderio di salire sempre più su, si allontanò dalla strada di mezzo in cui il padre volava, si avvicinò troppo al sole, che inevitabilmente sciolse la cera con cui erano tenute assieme le ali.
Icaro iniziò a precipitare verso la terra, solo e spaventato e nulla poteva fare suo padre per salvarlo da quell’infelice destino finché scomparve nei flutti del mare.
Dedalo triste e desolato, atterrò in Campania a Cuma, dove costruì un tempio al dio Apollo, e vi depose le ali che aveva inventato per evadere dal Labirinto di Creta.
























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