E quattro. La Sammaurese cala il poker di salvezze in altrettanti campionati in D. Squadra costruita con uno dei budget più bassi del girone, mercato invernale ai minimi termini (Giua svincolato e Buscè infortunato alla seconda partita), la compagine giallorossa si è resa protagonista di una stagione stabilmente nella parte centrale del tabellone, in un girone tra i più difficili nel quadriennio in categoria. A guidarla nel traguardo Alessandro Mastronicola, tecnico con due prime volte: primo anno in D e nella Sammaurese. Così si è raccontato in questa intervista al Corriere Romagna.
Mister Mastronicola, salvezza doveva essere, salvezza è stata.
“Sono contento per l’obiettivo. Merito della società e dei ragazzi che hanno interpretato nel giusto modo il campionato. La salvezza non è mai stata in discussione, mai siamo stati nelle zone calde. Malgrado ciò un po’ di amaro in bocca rimane”.
Per cosa?
“Non siamo riusciti a fare il salto di qualità, siamo mancati in quel qualcosa in più. Penso alle partite in casa con Francavilla e Recanatese, squadre di livello superiore al nostro: uscire sconfitti ci sta, ma non in maniera così netta. Quelle due partite potevamo affrontarle con spavalderia e invece abbiamo finito per non giocarle affatto”.
Dunque, soddisfatto a metà.
“Soddisfatto lo sono, i playoff erano un sogno e non certo il nostro obiettivo. Tuttavia uno e due posti sotto quella griglia poteva vedere noi, sarebbe stata una soddisfazione per tutti, società in primis”.
A chi dedica la salvezza?
“Al presidente e ai ragazzi. Me la tengo stretta: è da febbraio che tutti ci dicono che siamo salvi, e questo mi ha dato molto fastidio, come qualcosa di assodato, quando in realtà certezze non ce n’erano. Conosco a memoria le condizioni psicofisiche dei ragazzi e so che non bisogna mai calare l’attenzione”.
È il suo primo anno da allenatore in D. Com’è la categoria.
“Tosta, soprattutto in un girone simile. Sono contento per come ho lavorato, anche se avrei dovuto e potuto fare qualcosa di più. Non mi accontento di questa salvezza. Era sì il nostro obiettivo, ma non sono soddisfatto del tutto. Pasqua l’ho trascorsa guardando le immagini del Pineto. La mia testa è già lì”.
C’è una partita che vorrebbe rigiocare?
“Nell’ultimo mese tutte: Santarcangelo, Savignanese, Recanatese, Jesina”.
Il momento più difficile della stagione?
“Sempre l’ultimo mese. Dopo la vittoria in trasferta con la Sangiustese, secondo tutti avevamo raggiunto l’obiettivo, io invece avevo in testa qualcos’altro, volevo andare oltre. Mi sono dovuto fermare, ho fatto un lavoro su me stesso e ho fatto capire a tutti che la salvezza ancora non era arrivata. Non era paura di non arrivare all’obiettivo, ma paura di finire male. Nessuno se lo sarebbe meritato”.
Filippo Fabbri
























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