Costantino 2 001
Bologna – Giardini “Margherita”, Costantino spinge Alberto sul dondolo
 
Costantino 2 002
LA CISA DI CAPAN D SAVGNEN PRE FROUNT E DILT RACOUNT 002
Stazione di Bologna, si ritorna a casa.

In vero, queste problematiche relative alle Istituzioni di Scuole Speciali e Classi differenziali, neanche sembravano sfiorare la realtà del nostro territorio, tutto ciò avveniva a livello nazionale e lo apprendevamo dai giornali, quasi nessuno era al corrente che intorno a noi esistessero scuole speciali o classi differenziali,  poi però iniziò a trapelare una voce, una scuola speciale esisteva ad Acquapartita, un borgo di alta collina neanche mai sentito nominare prima e, qui fra i “ricoverati”, vi era un bambino, figlio di una famiglia residente a San Mauro Pascoli, affetto da gravi problemi comportamentali e che ora doveva essere inserito in una classe terza del Plesso Montessori.

Bèh, io avevo una prima, potevo tirare un sospiro di sollievo, non lo potè fare invece la maestra della classe a cui era destinato il nuovo alunno, era incredula  e disperata, si diceva trascorresse gran parte del suo tempo avvilita e in lacrime e quando arrivò il giorno dell'inserimento e giunse il nuovo scolaro, più alto di quasi il doppio degli altri, accompagnato da una giovanissima insegnante di sostegno da poco abilitata e che non riusciva a contenere le smanie del nuovo alunno, la maestra, con espressione allucinata ed incredula, chiuse la porta e non lo fece entrare, né quel giorno e né i successivi con la motivazione che era ingestibile.

Ed in effetti nei giorni successivi la permanenza di Costantino a scuola divenne un grosso problema, lo si vedeva correre nei corridoi inseguito dall'insegnante di sostegno di turno che non riusciva a contenerlo, a volte urlava, scalciava, sputava, sembrava un leone in gabbia.

Avemmo una volta un incontro con la psicologa dell'ASL, ci disse che eravamo noi che non sapevamo come controllarlo e che a breve sarebbe venuta lei a dimostrarci come comportarsi con lui, e una mattina venne, indossava un camicetta attillata su un seno prosperoso da cui spuntavano entrambi i capezzoli, si avvicinò a Costantino con un bel sorriso per poi fuggire urlando quando questi gli allungò le mani e le afferrò i capezzoli tra le sue dita. Da quella volta non si fece più vedere a scuola e il problema perdurava, le insegnanti di sostegno cambiavano frequentemente, non resistevano a lungo, Costantino sembrava incontenibile.

Durante un collegio dei docenti, avanzai un'ipotesi e una proposta, a mio avviso la furia di Costantino era aggravata dal fatto che lui si sentiva rifiutato, le porte di tutte le aule erano chiuse e per l'intera mattinata lui non faceva che correre nei corridoi inseguito dalle insegnanti di sostegno che ne temevano le sue ire incontrollate, a questo punto ci si deve far tutti carico del problema e provare a lasciare aperte le porte delle aule, chissà che non trovi una maggiore serenità.

Pochi gli entusiasmi suscitati dalla proposta e ancor di meno le porte aperte, anzi ce n'era una sola, la mia e qui entrò Costantino.

Eravamo in classe seconda, gli scolari erano chini sui loro quaderni a scrivere e disegnare, lui si diresse verso la cattedra e allungò le mani verso la mia cartella, gliela tolsi con tono deciso, lui cercò di colpirmi con un calcio e di qui partì una prova di forza tra noi due. Tranquillizzai i miei scolaretti, dicendogli che era un gioco tra me e Costantino e che loro continuassero nel loro lavoro senza badare a noi due.

Il gioco divenne sempre più aspro e cattivo, lui tentava e a volte ci riusciva, a colpirmi con con calci e sputi, ai quali reagivo facendogli sentire la forza delle mie  mani sulle sue braccia e polsi impedendogli di colpirmi.

Non seguivo nessuna norma didattica o pedagogica, ma solo l'istinto, rispondevo ad ogni sua provocazione, se violenta, rispondevo con altrettanta violenza, dopo vari scontri se ne fuggì piangendo e urlando, mi sentivo enormemente in colpa e mi dicevo d'aver sbagliato ad usare i suoi stessi modi operandi.

Il giorno successivo Costantino rifece la sua apparizione sulla porta aperta dell'aula, gli sorrisi, entrò per qualche minuto e osservò il tutto in silenzio, da allora tutte le mattine veniva in classe, si appoggiava alla finestra e osservava in silenzio gli scolari intenti al lavoro, poi riprendeva il suo peregrinare nei corridoi fermandosi sempre più a lungo nell'aula dei giochi e degli stimoli didattici pensata per lui.

Certo, non è che si potesse considerare Costantino integrato nel processo scolastico, ma i suoi comportamenti erano sempre più “tollerabili”, ogni volta che ci incontravamo mi sorrideva e mi chiamava: “papà”.

Vi è da segnalare che solo quando era in compagnia di suo padre, era calmo, obbediente e lo seguiva in ogni suo movimento, lo incontravo per strada o al bar sempre sottobraccio al babbo e senza mai atteggiamenti scomposti, calmo e tranquillo, ma per problemi di lavoro la sua presenza era sporadica, così era alla sola madre che spettavano le varie incombenze.

Col tempo aveva imparato ad andare in bicicletta e la strada che più amava percorrere era per casa mia accompagnato da sua mamma che aveva sempre le gambe peste per i calci che le affibbiava nei suoi numerosi sfoghi rabbiosi coi suoi pesanti scarponi ortopedici. 

Una volta entrato in casa era come se passasse un temporale, metteva le mani ovunque manipolando a caso qualsiasi interruttore o rubinetto, mai distrarsi perché poi i guasti arrecati erano seri, ma anche quando lo riprendevo per tentare di calmarlo con espressione seria, mi rispondeva sempre e solo con un sorriso e chiamandomi: “papà”, una delle rare parole che sapeva pronunciare correttamente.

Erano trascorsi tre anni dal nostro primo complicato incontro nella mia classe, ora eravamo giunti in quinta e c'era in progetto una giornata a Bologna in treno per fare visita ad una classe con cui eravamo in corrispondenza. Costantino era divenuto di fatto uno dei nostri e non rappresentava più un grosso problema anche se non partecipava alla vita della classe e di quanto si svolgeva in aula, dalla quale entrava e usciva a suo volere e capriccio anche più volte in una giornata, ma senza più creare fastidi o tensioni, così alla partenza dalla stazione di Savignano, con noi c'era anche lui accompagnato da una giovane maestra di sostegno supplente della titolare, nessun genitore era con noi. Per tutta la giornata tenne un comportamento esemplare, tranquillo e disciplinato, solo nella cattedrale di San Petronio, alle 13 e 30 e ancora digiuni e sicuramente affamati, mentre la maestra bolognese ci raccontava la storia della cattedrale, per qualche attimo si udì la voce di Costantino esclamare:

- Magnà...magnà...!!!

Terminato quel ciclo, a scuola non lo rividi quasi più, veniva comunque spesso a casa mia a mettere le mani ovunque e sempre a combinare guai e poi a sorridermi e chiamandomi: “Papà...papà...”.

Io, intanto, ripartivo  con un nuovo ciclo scolastico con alunni piccini e così i nostri incontri divennero sempre più radi e a poco a poco finimmo per perderci, le notizie che mi pervenivano raccontavano di fatti luttuosi, il padre era scomparso prematuramente, la madre e la sorella non erano in grado di gestire la sua complessità e così si era trovata una sistemazione nell'Istituto don Guanella di Gatteo e a San Mauro non lo si vedeva più e la situazione di ricovero divenne definitiva quando anche la madre lasciò questa vita.

Un giorno qualsiasi di una settimana a caso, ero a far spesa nel centro commerciale Iper-Rubicone, mi aggiravo tra le varie corsie quando in lontananza scorsi un gruppetto di ragazzi con evidenti e varie difficoltà a diverso livello, tra di loro ce n'era uno altissimo, ad un certo punto si girò, forse per caso o forse no, verso di me. 

Incrociammo gli sguardi, ci sorridemmo per alcuni attimi, era Costantino, anche lui mi aveva riconosciuto e prima che fosse trascinato via dal suo gruppo, feci appena in tempo a udire le sole sue parole con le quali sempre mi ridefiniva quando e ovunque mi incontrasse: “Papà...papà...”, a cui seguì un sorriso gioioso.

Fu questo il mio ultimo incontro con lui, da allora solo silenzio fino, all'apparizione di una manifesto funebre nella bacheca sulla parete del retro della chiesa del paese che annunciava la scomparsa prematura di Costantino Casadei e la sua tumulazione, che al momento della mia lettura era già avvenuta.

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