Costantino 1 001
Anno sc. 1984 – 85 : Classe 5^, a Bologna, in piazza Maggiore poco prima di visitare la basilica di S. Petronio. Costantino è seduto in alto accanto ad una ragazzina.
 
Costantino 1 002
Foto di gruppo, con gli scolari della Scuola Elementare di Bologna con cui avevamo un fitto rapporto di corrispondenza. Costantino è nella fila in basso in fondo a destra.
 
Costantino 1 003
Pomeriggio ai Giardini “Margherita”, Costantino non si fida a lanciarsi lungo lo scivolo, Fabio e Mirco gli faranno da apripista.
 
Costantino 1 004
Ancora una piccola incertezza e poi la decisione, si va!
 

La storia di questo nostro mondo è ricca e variegata, con esempi luminosi ma anche con tante tenebre che hanno accompagnato il cammino dell'uomo e che ne hanno sottolineato le qualità, ma anche i suoi limiti e le sue mancanze.

Certi schemi comportamentali si sono protratti per anni e anni in certe menti ed han finito per determinare comportamenti quantomeno riprovevoli, soprattutto nel caso di persone con disabilità e, nello specifico, nei riguardi dei bambini affetti da patologie più o meno gravi e da disturbi del carattere.

Nella Sparta antica, i bambini che nascevano con qualche malformità venivano gettati dal monte Taigeto in quanto inutili nell'ottica militaresca spartana, nella Roma antica venivano invece di fatto trascurati ed abbandonati a se stessi in tenera età e destinati ad una morte prematura o ad una vita di duri stenti e privazioni.

Nell'Italia del ventesimo secolo, per venire ai giorni nostri, venivano invece rinchiusi ed emarginati in Istituti, in Scuole Speciali e in Classi Differenziali, con l'attribuzione del titolo di “alunni disadattati scolastici”, infatti queste classi erano destinate anche agli allievi con problemi di condotta o disagio sociale o familiare con programmi scolastici differenziati ed in molti casi vi finivano anche i figli degli emigranti del sud che giungevano nel nord-ovest, i quali, molto spesso, di anormale avevano solo la scarsissima frequentazione della lingua italiana e una pesante povertà.

Scuole speciali:

Erano istituzioni separate al di fuori delle Scuole Pubbliche e dedicate agli scolari con disabilità gravi, fisiche, mentali o intellettive, che non potevano frequentare le scuole ordinarie per causa dei loro handicap. Queste scuole offrivano programmi e servizi specializzati, spesso con un approccio medico-didattico.

Classi differenziali:

Si trattava di classi all'interno delle scuole ordinarie, ma separate, che accoglievano studenti con disabilità meno gravi o con difficoltà di apprendimento o di adattamento.

Fino alla fine degli anni ’60 la logica prevalente rimaneva quella della separazione, in cui l’allievo disabile veniva percepito come un malato da affidare ad un maestro-medico in quanto potenziale elemento di disturbo. 

Queste scuole speciali e classi differenziali sono state abolite nel 1977 in ottemperanza ad un legge approvata nel 1975 su proposta dalla Senatrice democristiana Franca Falcucci, che lasciava spazio alla figura dell’insegnante di sostegno e marcando in questo modo il primo vero passo verso l’integrazione degli studenti con disabilità nelle classi tradizionali. 

L'abolizione delle classi differenziali e delle scuole speciali mirava a garantire a tutti gli studenti, indipendentemente dalla loro condizione, il diritto all'istruzione e alla partecipazione alla vita scolastica comune.

Polemiche, contrasti, resistenze (quasi fisiche) si sono manifestati all’inizio in tutti i settori della società. In qualche caso i genitori nelle scuole di città (meno in campagna) sbarravano l’accesso davanti ai portoni, pur di non permettere che i loro sani figliuoli si mischiassero con bambini affetti da ritardo mentale, sindrome di down, menomazioni fisiche, deficit sensoriali e disturbi di varia natura.

Gli stessi insegnanti faticavano non poco a capire le ragioni per le quali avrebbero dovuto occuparsi di questa “umanità” a molti sconosciuta ed ingombrante, da sempre sepolta tra le le mura domestiche o persino in luoghi contigui ad aree manicomiali.

I rapporti, poi, tra i docenti e gli specialisti delle nascenti ASL erano spesso conflittuali, caratterizzati da incomprensioni e reciproche diffidenze.

Il dado però era stato tratto, lentamente la situazione cominciò a migliorare, soprattutto sotto la convinta spinta di grandi educatori e scuole di pensiero all'avanguardia in campo didattico e pedagogico, a questo proposito è utile ricordare le parole di Andrea Canevaro, grande pedagogista bolognese, scomparso nel 2022:

“Se un bambino viene ammesso in una scuola che non procede a nessun cambiamento egli viene “assimilato”. Se invece l’accoglimento di un bambino in una scuola comporta piccoli adattamenti, tanto da parte del bambino che da parte della scuola, allora si può parlare di “integrazione”. A maggior ragione, la differenza risulta fondamentale per le scelte educative vissute dai bambini handicappati. L’integrazione è dunque un cambiamento e un adattamento reciproco, un processo aperto e correlato con il riconoscimento e l’assunzione delle identità e delle conoscenze “incorporate”.

E in “Lettera ad una professoressa”, Don Milani scriveva:

“L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati“.

La  situazione  attuale

Sono trascorsi quasi 50 anni dall’abolizione delle scuole speciali. Eppure, ancora oggi, sono numerose le classi differenziali rimaste attive che accolgono bambini con disabilità grave e gravissima. Studenti che, spesso, non riescono ad essere seguiti all’interno delle scuole ordinarie proprio a causa delle loro condizioni di disabilità. 

Nel corso degli anni sono stati approvati anche altri provvedimenti per l’inclusione scolastica come l’istituzione degli insegnanti di sostegno specializzati, il limite al numero di alunni per classe non superiore a venti ed altro. Prima di allora gli scolari e studenti con handicap non potevano accedere alle scuole ordinare, così venivano raggruppati in classi separate all’interno delle scuole, in maniera indistinta e senza alcuna attenzione ad un eventuale programma di apprendimento personalizzato.  Tuttavia, quasi cinquant’anni non sono bastati affinché la scuola italiana potesse trasformarsi in una realtà totalmente inclusiva.

Ed è per sopperire a tale carenza che le classi differenziali ancora esistono. Spesso, queste classi si trovano all’interno di centri riabilitativi molto grandi, dove all’istruzione personalizzata sono affiancati dei piani di riabilitazione individuale.

E allora perché, nonostante siano trascorsi quasi cinque decenni, il sistema scolastico italiano non è ancora adeguatamente inclusivo?

Esistono tante e diverse forme di disabilità ed è difficile trovare altrettanti reali strumenti di inclusione nella scuola ordinaria, a partire dalla clamorosa carenza di docenti formati e specializzati, fino alla mancanza di personale in grado di gestire i bisogni personali e sanitari di questi studenti . Pertanto, di fronte alla totale assenza di risposte, le famiglie scelgono le scuole speciali per dare una valida opportunità di crescita e sviluppo ai propri figli.

C’è, dunque, chi opta per la scuola speciale, perché altrimenti non avrebbe altra alternativa che tenere il proprio figlio a casa, chi convive con particolari forme di disabilità che presentano forti criticità nelle situazioni collettive e stringenti delle classi ordinarie.

Tuttavia, non tutti i genitori possono prendere questa decisione in piena libertà. Le classi differenziali non sono ovunque e molti dei territori italiani ne sono completamente sprovvisti. «Le scuole speciali in Italia sono meno di un centinaio, con una presenza più radicata al nord. In Lombardia sono quasi trenta tra scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.

Ma non è tutto. La scarsa presenza non è l’unico limite delle scuole speciali: le classi differenziali rischiano di peggiorare l’isolamento dei bambini con disabilità ed anche delle loro famiglie. Il rovescio della medaglia alla risposta accogliente e specializzata di queste scuole sta proprio nell’isolamento di questi studenti, che è proprio il concetto opposto all’inclusione scolastica. La specializzazione del personale e gli ambienti a misura degli studenti con disabilità rispondono certamente a gran parte delle loro esigenze, ma ciò che è relativo alla socializzazione e all’inclusione, che è altrettanto fondamentale, si perde del tutto. A danno non sono degli studenti con disabilità, ma di tutti gli studenti che apprendono fin da subito che “il diverso” (per il suo bene) va isolato.

Articolo tratto da “Sanità Informazione”
 
(CONTINUA)

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