
L’ AQUILONE ROSSO
Già si figurava l’impatto al suolo e pensava a chissà quanti rimbalzi avrebbe dovuto sopportare... se andava bene poi, perché se cadeva su qualche ferro appuntito per lui era finita; a questo pensiero chiuse gli occhi e cominciò a tremare.
E invece… SPRASH, atterrò su un qualcosa di morbido e senza neanche un rimbalzo, aprì gli occhi e vide sotto di sé un lucido aquilone di carta rossa che brontolando gli rivolse la parola:
“CHE STRANO MODO DI ENTRARE NELLA MIA VITA!”.
“SCUSA, SCUSA, MA PROPRIO NON POTEVO FARE DI MEGLIO!”.
“POCO C’È MANCATO CHE NON MI SPEZZASSI LE CANNE!”.
“LE CANNE, MA TU CHI SEI?”.
“IO? IO SONO UN AQUILONE ROSSO, TU PIUTTOSTO, DA DOVE VIENI?”.
“IO SONO IL PALLONE GIALLO E LA MIA STORIA È UN PO’ LUNGA, MA SE VUOI TE LA RACCONTO.”.
“OH SÌ, DAI, DAI MI PIACCIONO LE STORIE STRANE, E POI QUI DA SOLO NON HO NIENTE DA FARE!”.
E i due, come amici da vecchia data, si misero a raccontare le loro storie. Intanto un fresco venticello cullava l’aquilone come in una dolce ninna nanna.
Dopo essersi entusiasmato al racconto del pallone giallo, fu la volta dell’aquilone a raccontare le sue vicende: era stato costruito da un babbo premuroso con un foglio di carta velina rossa e l’aveva donato al figlio, sarà stato per la leggerezza della mano che lo reggeva o per colpa di una folata di vento maligno, ma un bel giorno mentre stava placidamente volando nell’aria azzurra, la presa a terra era stata mollata e così era sfuggito di mano al padroncino ed ora vagava nel cielo in balia dei venti e per di più con a bordo un pallone giallo.
“S’È MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE?”.
Si chiedeva il pallone incerto se ridere o piangere.
























Ultimi Commenti