
Ragnetto si dondolava appeso al suo filo di seta, fissato al ramo di una rosa di un giardino, mosso da un leggero alito di vento, non sapeva né cosa fare, né dove andare,
da poco era uscito dal guscio del suo uovo natio e del mondo intorno a lui sapeva quasi niente, intanto si lasciava cullare da quella leggera brezza, poi avrebbe lasciato decidere al caso.
E il destino non si fece attendere a lungo perché una folata improvvisa e violenta lo trascinò con sé a turbinare nell'aria impazzita.
Sarebbe stato divertente se non fosse che la polvere sollevata lo costringeva a tenere chiusi gli occhi, così che non riusciva a rendersi minimamente conto di dove il vento lo trasportasse.
Si sentiva sballottare in ogni direzione ed intanto continuava a emettere vanamente il suo filo nella speranza di aggrapparsi a qualcosa, ma in cielo non v'erano appigli e così a forza di roteare su se stesso la testa cominciò a girargli in modo tanto vorticoso che fini per perdere coscienza e svenne.
Non seppe mai quanto fosse durato il suo stato di incoscienza, ma la situazione che gli si presentava al risveglio non gli consentiva certamente di valutare l'accaduto in tempi lunghi, c'era ben altro da fronteggiare.
Come aprì gli occhi si accorse di trovarsi comodamente adagiato su morbide piume grigiastre e di solcare il cielo a velocità per lui del tutto inusuali. Sentiva l'aria sferzargli il viso per cui, temendo d'essere ghermito da un turbine, si strinse alle piume con tutte le sue zampette.
Di lì a poco mise a fuoco la situazione in cui era venuto a trovarsi, era finito sul dorso di una passera che probabilmente filava veloce a portare il cibo ai suoi piccini in quanto teneva stretto nel becco un verme ancora vivo che cercava disperatamente di liberarsi dalla stretta.
Riavutosi dallo stupore, fu preso da profonda inquietudine e non poté fare meno di pensare che anch'egli poteva fare la fine di quel verme e diventare cibo per i figli della passera.
Èh sì, l'aveva avuta buona, per il momento però, perché la situazione non lasciava presagire nulla di tranquillo e per il momento non c'era altro da fare che tenersi disperatamente aggrappato alle piume dell'uccello e confidare nella buona sorte.
























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