
Al termine della canzone ci fu un attimo di silenzio generale, i pesci erano così commossi da non saper cosa fare, molte pescioline si asciugavano le lacrime e tutti si sentivano profondamente toccati dal dramma esistenziale del povero ragnetto, il quale, se non altro, si era chiarito un dubbio che covava da tempo, anche i pesci piangono.
Lo stupore collettivo però durò poco e si trasformò in un applauso così scrosciante da creare delle onde anomale in superficie. Ragnetto si chinava a destra e a sinistra per raccogliere gli applausi e ringraziare, quando si accorse con sgomento che l’aria contenuta nella chiocciolina stava per venire a termine, faticava a respirare. Prese allora il microfono in mano e, con un certo affanno, esclamò tra la sorpresa generale:
“Amici, l’ossigeno a mia disposizione sta per venire a meno, devo assolutamente ritornare in superficie, ma non so come fare perché io non ho pinne per nuotare, aiutatemi o morirò!”.
Seguì allora un gran movimento dal quale emerse il pesce-ragno parente suo che, avvicinandosi lo fece salire sulla sua schiena dicendogli:
“Non temere, vedrai come sarà facile, reggiti forte!”.
Ciò detto il pesce si avviò veloce e tutti lo seguirono. La massa dei pesci era enorme, l’avesse vista un pescatore... Dopo un breve tragitto nell’acqua scura della foce, il pesce-ragno si fermò vicino ad una specie di gancio metallico appeso al quale vi era un lombrico ancora vivo che cercava di liberarsi tra mille stenti.
Il pesce-ragno fece sedere Ragnetto sulla curva del gancio e aggiunse:
“Ecco, vedi, questo è un amo, lo usano i pescatori per catturarci, ma per noi ci vuole ben altro, ne abbiamo fatti di progressi, non siamo mica tanto indietro come credono quelli lassù. Ora tieniti forte, io strapperò il verme e immediatamente tu verrai sollevato verso l’alto, ti sembrerà di esser in ascensore. Addio Ragnetto, ti auguro tanta felicità!”.
Spalancò, la bocca, ghermì il lombrico facendo ben attenzione alla punta dell’amo e il verme finì dritto nel suo stomaco, Ragnetto iniziò all’istante a salire. Con una zampina si reggeva e con le altre sette salutava la folla dei pesci che dal basso gli rispondevano agitando le code in segno di saluto.
La nota più commovente la rappresentò la sardina che aveva ballato con lui, non riusciva a rassegnarsi a perderlo e piangendo tutte le sue lacrime gli urlava:
“Ragnetto, amore mio, portami con te, io non ti mangerò mai, oh, come potrò vivere senza di te?”.
E continuò a piangere anche quando Ragnetto scomparve nel buio, fu allora che un sardone la consolò, le fece una carezza con la coda e le sussurrò che nel mondo di Ragnetto non c’era l'acqua adatta per i pesci di mare e che i due mondi non erano conciliabili e quindi per lei sarebbe stata sicura morte.
Brrr..., non ci aveva pensato, si asciugò l’ultima lacrima e Ragnetto era già dimenticato.
Intanto lui aveva lasciato la profondità della foce, era uscito dall’acqua ed era fermo davanti alla faccia attonita di un vecchio pescatore con gli occhiali, che scrutava attentamente ciò che aveva pescato e che in quel momento non riusciva a proferire parola nel vedere un ragno con in testa un guscio di lumaca che se ne stava pacificamente seduto sul suo amo.
























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