llustrazioni di Filippo Maroni  

La lunga marcia dei gelati  Arrivò l’estate e come sempre in questa stagione, quintali e quintali di gelati finivano nelle pance di grandi e piccoli. Il consumo era grande, freschi com’erano e così gustosi, erano in grado di soddisfare tutte le esigenze.

  L’opinione dei gelati però, era che così non poteva durare, insomma farsi belli  e buoni solo per essere consumati in poche leccate non era certamente una fine dignitosa. No, non era vita questa!

 I gelati di tutti i bar e di tutte le gelaterie erano scontenti e insoddisfatti, sognavano una vita migliore, bisognava fare qualcosa e al più presto.

 Fu così che una notte, approfittando della chiusura di turno della “GELATERIA CENTRALE”, i gelati di tutti i gusti scivolarono dentro coni e coppette e, da una finestra socchiusa, se la svignarono.

 Tutto ciò che si erano portati dietro era un variopinto ombrellino di carta che solitamente il titolare dell'esercizio usava per guarnirli quando li serviva ai clienti, ora  usavano quello per ripararsi dai raggi del sole altrimenti si sarebbero sciolti come… gelati al sole.

  Ma dove andare? Facile, al Polo Nord!

 C’era, infatti, sulla parete principale della loro ex gelateria, un poster gigantesco che rappresentava un tramonto al Polo Nord, come anche recitava la scritta sottostante. Si vedevano alte montagne bianche e rosa che ai loro occhi sembravano enormi masse di gelati alla panna e alla fragola.

  • Se arriviamo là siamo salvi! Concordavano i gelati fuggiaschi.

  Quella era la meta e la marcia ebbe inizio.

 Ciò che accadde in seguito fu certamente l’avvenimento più straordinario che mai si fosse visto, la notizia della marcia si diffuse rapidamente un po' ovunque e così dalle gelaterie e bar di tutte le città e paesi, accorrevano di continuo gelati in coppe, coni, cornetti e perfino quelli con lo stecco di legno o di liquirizia, tutti seguivano i primi della fila perché da loro era partita la rivolta e tutti erano convinti che loro sapessero dove andare, si fidavano ciecamente.

 E la colonna divenne in breve talmente lunga che non si riusciva più a scorgere né il capo, né la coda.

 Coppe e coppette procedevano rotolando su se stesse, coni e cornetti procedevano a due a due appiccicati e in perfetta sintonia, stessa procedura usavano gli stecchi ma a gruppi di quattro sfruttando la sottigliezza dei loro profili, sembravano soldati che sfilassero in parata, l'ordine e la sincronia dei movimenti erano perfetti.

 Marciarono e marciarono, di notte al riparo del fresco e del buio e di giorno all’ombra dei loro ombrellini aperti, mai una sosta o un riposino, bisognava fare in fretta perché il rischio di squagliarsi era evidente.

 Che spettacolo! Che roba, gente!

 Grandi e piccini facevano corona al loro passaggio, osservavano sgomenti i loro gusti preferiti andarsene lontano per non tornare più e con le lacrime agli occhi e l’acquolina in bocca, con la scusa di dar loro un bacio d’addio, allungavano rapidamente la lingua per un’ultima furtiva leccata.

 Pur tra mille pericoli e insidie e dopo averne persi molti per strada, finalmente un mattino giunsero al sospirato e agognato Polo Nord. Era proprio come lo avevano sognato: il paradiso dei gelati. Qui ce n’erano montagne e montagne, colline e pianure e mai si scioglievano.

 Una foca, sdraiata sul ghiaccio, li vide arrivare e per nulla attirata dalla loro presenza, si girò annoiata da un’altra parte senza farci caso più di tanto.

 Così i gelati poterono togliersi di dosso i coni, le coppe, le carte che li ricoprivano e persino i bastoncini e unendosi stretti, stretti gli uni agli altri, andarono a formare un’ulteriore e alta montagna del Polo Nord e che montagna, senza dubbio alcuno la più gustosa, colma di colori e sapori.

 Ancora oggi qualche fortunato eschimese passando in quei paraggi non resiste alla tentazione di dare una leccatina, ma non c’è proprio pericolo che venga ad esaurirsi a meno che…

 A meno che a qualche insegnante fantasioso non venga in mente di organizzare gite scolastiche al Polo Nord per gli alunni delle Scuole, allora sì che lo scioglimento dei ghiacciai  diventerebbe una drammatica e urgente realtà.

                          

 Ora siamo tornati alle nostre case e alla vita di sempre, che peraltro non abbiamo mai del tutto abbandonato, la CORRIERA DELLA FANTASIA ha spento il motore dopo essere stata  parcheggiata nella nostra mente in attesa di un nuovo viaggio che ci porti a scoprire il bello che ci sta intorno, ma soprattutto quanto di fantastico c'è dentro di noi se imparassimo a liberarci dalle mode, dalle consuetudini, dalla banalità quotidiana e ci tuffassimo invece in quei grandi spazi dove la fantasia ha abbattuto i limiti e i confini e tutti, nessuno escluso,  vi possono accedere, forse bisognerebbe però spegnere, almeno per un po', i rumori di questo mondo caotico e lasciare che la mente vaghi liberamente oltre il reale.

 F I N E

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Pubblicato il 01.06.2026 - Categoria: Maroni Gallery

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Pubblicato il 01.06.2026 - Categoria: Maroni Gallery

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Mario Venturini ha inserito un commento in LANGHE - 17
Ci stanno irretando anche il cielo ,ma non importa , è colpa del popolo populista Che probabilmente ...
Mario Venturini ha inserito un commento in 'T E' PARTOI CUMUNESTA - LA MILITANZA NEL PCI
Sei sempre stato un coerente Tu ma il partito non molto anzi !!
Yans Geneviève ha inserito un commento in LE TERZE MEDIE STUDIANO IL LATINO
Io che sono belga nata nel 1947, ho studiato latino fra Medie e Liceo x 6 anni e greco x 5. Ho conti...

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