di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
LA GUERRA DEI TOPI E DELLE RANE
(Riduzione e adattamento da Giacomo Leopardi)

Un giorno un topo si fermò sulla riva fangosa di un lago. Era sfuggito alle grinfie di un gatto e ora calmava la paura bevendo un sorso di acqua fresca.
Un ranocchio gli si avvicinò e gli disse:
- Da dove vieni? Chi sei? Quale è il tuo paese e la tua famiglia? Raccontami la verità, poi ti farò attraversare questo pantano.
Continuò il ranocchio:
- Verrai con me nelle mie terre e sarai ospite al mio palazzo, dove riceverai tanti doni. Io sono GONFIAGOTE, il re delle rane dello stagno.
Rispose il topo:
- Io mi chiamo RUBABRICIOLE, mio padre RODIPANE, mia madre LECCAMACINE è figlia del re MANGIAPROSCIUTTI. Nacqui dentro una buca e noci e fichi furono i miei cibi.
Il ranocchio riprese:
- Se vuoi provare quanto sia bello il nuoto, montami sulla schiena e gettami le braccia al collo per non cadere.
Il topo saltò sulla schiena del ranocchio che via se ne corse. Finché vedeva la riva a sé vicino, il topo rideva, ma quando furono in mezzo al lago fu preso dal terrore e dallo spavento.
Coi piedi si stringeva alla rana, piangeva e malediva il destino suo. Si raccomandava al cielo, tremava e aveva il pelo bagnato; girava l’occhio dal ranocchio alla riva e non vedeva l’ora di arrivare,
Improvvisamente fece la sua apparizione una serpe, la rana terrorizzata cercò rifugio giù nell’acqua, lasciando lo sfortunato topo al suo destino. Il poveretto cercò in tutti i modi di restare a galla e strillava:
- Sei contento maledetto ranocchio? Il tuo tradimento sarà punito, i topi mi vendicheranno.
E così dicendo spirò.
LECCAPIATTI che dalla riva aveva visto tutto, corse a portare la triste notizia ai topi, che prima inorridirono, poi furibondi dissero di far guerra alle rane con l’intento di distruggerle.
I topi si armarono: con cortecce di fave si fecero gli stivaletti, con canne e pelle di gatto le armature, gusci di noce furono gli elmi, aghi le lance, infine MONTAPIGNATTE, figlio di SCAVAFORMAGGIO, fu mandato dalle rane ad annunciare loro la guerra.
Quando le rane seppero della guerra si spaventarono e temettero per la loro vita, ma GONFIAGOTE così parlò:
- I topi sono bugiardi, io non ho colpa se uno di loro è morto affogato, voleva imitare il nostro nuoto e la superbia lo ha tradito. Niente paura, armiamoci e in breve sistemeremo quella gente.
Obbedirono le rane e con foglie di bietole e malva si fecero scudi e corazze, con gusci di chiocciole si coprirono il capo, rami di giunco furono le armi e furono così pronte per la guerra.
Con le trombe, mille zanzare diedero il segnale della battaglia. Il combattimento fu accanito e numerosi furono i morti da una parte e dall’altra, si andò avanti così per diverse ore senza che nessuno prendesse il sopravvento sull’altro.
Era ormai verso sera che RUBATOCCHI, il più bello e il più forte dei topi, riunite le sue truppe si preparava a sterminare le rane, quand’ecco dal lago vennero in aiuto alle rane uno stuolo di granchi dalla pelle dura come l’osso. Questi con le loro tenaglie cominciarono a tagliare code e zampe, in breve fu fatta strage di topi e i sopravvissuti fuggirono impauriti e la guerra in un sol giorno ebbe termine.
























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