DAI GIORNALINI SCOLASTICI DEL MAESTRO PIERO
P R E M E S S A
IL PIACERE DELLA SCUOLA

Era il primo ottobre del 1969 e dovevo prendere servizio in qualità di supplente in una prima elementare a Igea Marina. Taglio drastico della folta chioma, abito “buono” della domenica, l'unico peraltro, cravatta e camicia bianca, questa la divisa dei maestri di allora.
Trascorsi la notte ad arrovellarmi sul cosa fare con dei bambini di prima, non ne avevo la minima idea, e l'identica cosa sarebbe accaduta se mi avessero assegnato una classe superiore, d'altra parte non avrei scommesso un solo soldo sulla possibilità che un giorno avrei fatto il maestro di scuola. Quel mattino d'ottobre, con un caldo quasi estivo, ma coi denti che mi battevano dall'emozione e lo stomaco che si contorceva dalla tensione, iniziava la mia nuova vita in un turbinio di patemi, dubbi e incertezze.
Nel tempo che seguì, l'unico mio pensiero era rivolto alla scuola, analizzavo il mio passato da scolaro per trarre qualche spunto per poter procedere e mi tornava alla mente sempre e solo il maestro Mino, con lui avevo vissuto la più forte esperienza della mia vita scolastica.
Cercavo di rivivere quei momenti per tentare di comprendere perché fossero ancora così presenti in me, quando un bambino di campagna, timido e goffo com'ero io allora, si trovò in quel solo anno scolastico ad essere considerato dal suo maestro una specie di “fenomeno”, cosa che mai più si ripeterà nel lungo corso degli anni di scuola di ogni ordine e grado.
Sicuramente la considerazione e la stima del maestro nei miei confronti, l'ambiente sereno che favoriva i rapporti coi compagni, la proposta di lavori creativi, la simpatia dell'insegnante, la sua passione, l'entusiasmo che mostrava ad ogni nostra conquista e potrei continuare aggiungendo altri requisiti che andavano a comporre la più importante delle condizioni per l'apprendimento: il piacere di stare a scuola.
Divenne presto questo il mio imperativo categorico, il fine ultimo a cui tendere con tutte le mie forze intellettuali, ma gli esempi che annotavo attorno a me erano sconfortanti e così largamente diffusi da condizionarmi al punto tale da ritenere che il mio ideale di scuola fosse solo un'astrazione, un'opera impossibile da realizzare e di qui inevitabilmente tutta una lunga serie di dubbi, ansie, sconforti, fino a pervenire alla convinzione che fare il mestiere del maestro, fosse stata una scelta sbagliata e a me inadatta.
Era forse dovuto ad una mancanza di cultura specifica e generale? Cercai immediatamente di porvi rimedio, abbonamento ad una paio di riviste scolastiche, collezione di fascicoli settimanali di diverse enciclopedie di cultura generale, acquisto di qualsiasi libro trattasse temi relativi al mondo della scuola, notti intere a leggere e studiare per trovare la chiave che mi aprisse le porte sulla natura di un modello di scuola che stavo disordinatamente vagheggiando.
Ogni mio pensiero, ogni mia facoltà, ogni mio interesse era rivolto alla scuola, ai miei scolari, alla mia azione didattica, era la scuola l'amore più grande della mia gioventù matura, ma anche quella che raramente mi appagava e gratificava, a momenti di esaltazione seguivano irrimediabilmente tormenti e depressioni.
Ricordo una mattina di primavera che gli scolari di tutte le classi del plesso di Bellaria, erano sparsi e ammucchiati nello spazio antistante in attesa dell'apertura del portone d'ingresso. Appena vi giunsi anch'io, scorsi che tra la folla dei grembiulini rosa e azzurri degli scolaretti spiccava alto ed imperioso un fantastico ramo di pesco fiorito.
A tale vista mi venne alla mente uno strano, ardente desiderio, se quel ramo lo regge uno dei miei scolari, vuol dire che sono sulla buona strada. Mi avvicinai, giuro, col cuore in gola e un unico forte desiderio: che fosse uno dei miei. E lo era, una bimba di seconda che mi offriva il ramo fiorito e mi chiedeva se aveva fatto bene a portarlo. L'avrei abbracciata e baciata tra la folla.
E non era questo il solo elemento positivo che affiorava, come non gioire quando una mattina alle nove e trenta udì bussare alla porta dell'aula ed entrò una mamma con una scolara che avevo dato per assente, che mi chiedeva scusa perché la figlia che non era stata bene durante la notte, non l'aveva svegliata, ma quando questa si è destata è scoppiata in un pianto dirotto perché voleva venire a scuola, e, diceva la madre chiedendomi scusa, che non era mai successo prima; o quando una bambina caratteriale che in seconda aveva appena appreso qualche nozione di lettura e scrittura, una mattina mi si sedette sulle ginocchia e quasi abbracciandomi mi chiese se le insegnavo a leggere e a scrivere.
E potrei citarne altri, temo però di finire per autogratificarmi in maniera eccessiva ed antipatica, sono però quei ricordi che mi fanno ora compagnia nelle mie notti insonni e che mi diedero, allora, lo sprone e la convinzione di insistere nel mio progetto pedagogico, anche se i dubbi e le incertezze mi impedivano di vivere serenamente l'impegno.
Terminato il periodo da “soprannumerario”, entrai di ruolo in una piccola scuola di collina, Massamanente, con sei scolari divisi in quattro classi, era per me un ritorno alle mie origini scolastiche e qui trovai, per la prima volta, il piacere di far scuola senza condizionamenti vari.
E quello fu l'anno in cui raggiunsi la convinzione che ciò che avevo in mente come scuola, si poteva fare, fra la montagna di libri che compravo e leggevo avidamente, uno risultò per me determinante: Il paese sbagliato di Mario Lodi, in questo libro il maestro lombardo raccontava le sue esperienze didattiche maturate durante il quotidiano insegnamento, mediante la pubblicazione dei “Giornalini scolastici” realizzati con la propria classe, era ciò a cui aspiravo e se lui c'era riuscito, potevo almeno provarci anch'io.
Da qui mi si aprì tutto una nuova e consapevole visione su un mondo pedagogico e didattico in cui mi ritrovavo alla perfezione, lessi e rilessi Celestin Freinet, Don Milani, Bruno Ciari, Agostino De Bartolomeis, Franco Passatore, Albino Bernardini e tanti altri che facevano riferimento al “Movimento di Cooperazione Educativa”, ma non solo, e su queste basi indirizzai la mia azione con assoluta determinazione, ero consapevole che si poteva attuare.
Al diavolo dunque riviste e guide scolastiche, album, schede e libri preconfezionati, l'attività didattica doveva assolutamente partire dagli interessi reali dei miei scolari, dovevo lasciarli esprimere ed io ascoltare e poi marciare insieme lungo le vie della ricerca, della fantasia e della poesia, per costruire insieme la “nostra” cultura.
Al termine dell'anno in collina, all'inizio della stagione 1974 -75, mi fu assegnata un prima elementare in quel di San Mauro Pascoli, casa mia, non c'erano più alibi, e così mi impegnai con tutta la passione di cui potevo disporre, ogni mio pensiero era rivolto a quegli scolaretti, il viaggio con loro era iniziato ed era lungo cinque anni, dovevo e volevo loro trasmettere il massimo del piacere di stare a scuola.
L'obiettivo più importante era di costituire un gruppo in cui tutti potessero concorrere alla costruzione di un ambiente sereno e collaborativo. Per prima cosa, dunque, via ogni forma di valutazione: niente voti, niente giudizi, niente castighi o punizioni, si doveva lavorare per il piacere di fare, comunicare, essere ascoltati, ciascuno doveva essere messo in grado di esprimere il meglio di sé senza inibizioni.
Lo strumento adeguato a tale fine non poteva che essere il giornalino scolastico e già il primo titolo sintetizzava la volontà espressa: TUTTI NOI, cadenza mensile, ciclostilato ad alcol, una copia per ogni alunno da portare a casa e far leggere ai genitori. Dal 1974 e sino al pensionamento avvenuto nel 2007, in tutte le classi in cui ho operato, il giornalino è sempre stato il testimone delle attività espletate, dal ciclostile ad alcol, si è passati a quello ad inchiostro per terminare con la fotocopiatrice ed uno sull'altro compongono ora un'alta catasta, che considero la più esplicita testimonianza del mio impegno nel mondo della scuola. (Piero Maroni)
DAI GIORNALINI SCOLASTICI DEL MAESTRO PIERO
Da sabato della prossima settimana verranno pubblicate alcune pagine riprodotte dai giornalini scolastici del maestro Piero compilati mensilmente negli anni del suo impegno nella Scuola Elementare Montessori di San Mauro P. a partire dal 1974 e fino al 2007. Si partirà dunque dagli 8 numeri (uno per mese) dell'ultimo anno di attività del giornalino denominato “CIELO STELLATO” e, per ragioni di tempo e di spazio, si avverte che non sarà una pubblicazione integrale, ma si effettuerà una scelta razionale e sufficiente per avere una corretta conoscenza degli argomenti trattati e della didattica adottata per affrontarli.

























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