E’ PÈN ‘D SAMAÈVAR, OS-CIA L’ERA E L'È PROPRI BON

IL PANE DI SAN MAURO, CASPITERINA ERA ED È PROPRIO BUONO

famiglia di Adamo Casadei
Nella foto la famiglia di " Adamo Casadei" che ha gestito il forno dal 1943 al 1963. Da sinistra: Maria Bellucci "Marì" - Fabio Casadei - Giuseppe Casadei - Ermelinda Casadei - Adamo Casadei "Damo de Fouran" - Paola Casadei - Gino Bellucci.

San Mauro Pascoli è da sempre culla di classe e di buon gusto.

La Torre con i suoi poderi, i bovini, il vino, i bachi da seta, il tabacco, e tanta tanta innovazione nella gestione.

Giovanni Pascoli, poeta conosciuto e apprezzato della letteratura Italiana dell'ottocento, famoso in tutto il mondo. La sua poetica segnata dai gravi lutti familiari è stata chiamata la poetica del Fanciullino.

I nostri calzolai che hanno saputo trasformare la loro attività artigianale frutto di esperienza e maestria, in dialetto “e sboz”, in imprese conosciute, apprezzate e invidiate in tutto il mondo.

Ma San Mauro è anche altro, abbiamo da sempre avuto un'altra importante eccellenza…….il pane, non vogliamo essere blasfemi ma permetteteci di chiamarlo “Pane Quotidiano".

Certo nei secoli scorsi ogni famiglia aveva il suo forno e in campagna il pane veniva fatto una volta alla settimana.

Ma in paese prima della seconda guerra mondiale nella “Cuntraeda dla Viulèta”, oggi Via F.lli Bandiera già Via Oberdan, era attivo il forno “dla Giana e di Gianin, famiglia Giorgetti”.

“La Giana e Gianin” erano conosciutissimi e anche oggi sono spesso ricordati in molte poesie e racconti.

Nella bella poesia che pubblichiamo è evidente il grande cuore “dla Giana”.

Erano anni molto difficili per i nostri nonni, con poco lavoro, pochi soldi, poca carne, ma tanta fame, tanta miseria, si mangiavano tante erbe, e ci si sfamava con tanto tanto tanto pane.

Nel forno “dla Giana e Gianin" il pane non si pagava, ma si “segnava” e si pagava quando e se c'erano i soldi, ma “la Giana e Gianin” non hanno mai lasciato nessuno senza pane.  

L’attività procedeva molto bene e “la Giana e Gianin" trasferirono il forno in Via Garibaldi 10, vicino alla stazione dei Carabinieri, in locali più ampi e idonei.

Nel 1943 arriva da Rimini un giovane fornaio che aveva imparato il mestiere con tanta gavetta nel famosissimo “forno Corazza di Rimini” in Via Mentana, pieno centro, vicinissimo alla Piazza Giulio Cesare, oggi Piazza tre Martiri.

Aveva iniziato il lavoro da giovanissimo come fattorino e inizialmente si occupava della consegna del pane ai signori del Centro di Rimini, e anche agli ospiti delle carceri della Rocca.

Ma la sua passione per la preparazione del pane lo porta ben presto alla lavorazione della materia prima e nel forno Corazza fa presto a imparare il mestiere e i “segreti” per preparare un pane squisito e di ottima qualità.

Il giovane si chiamava Adamo Casadei, che si accordò con “la Giana e Gianin” e acquistò il forno.

Da quel momento Adamo diventerà per tutti i Sammauresi “Damo de Fòuran”.

“La Giana e Gianin“ si trasferirono a Bellaria dove si occuparono della gestione dell'albergo “Miramare” di loro proprietà. L'albergo ubicato sul lungomare di Bellaria era uno dei più belli della riviera.

Il passaggio del fronte nel settembre del ’44 portò a San Mauro morte e distruzione.

Anche Adamo rimase ferito alla mano sinistra e dopo una lunga convalescenza decise con l'aiuto e l'approvazione della moglie Maria, di ripartire con il suo lavoro di fornaio, che poi più che un lavoro era una passione, un gran bel servizio per i Sammauresi.

Erano tempi difficili, ne sono consci anche “Damo e Maria”, la nuova gestione continua tenendo in considerazione le difficoltà e i problemi dei Sammauresi in particolare dei più bisognosi e indigenti.

“Damo de Fòuran” non si limitò a produrre solo il classico filone, ma iniziò a sfornare tantissimi tipi di pane: la coppia, la coppina, la treccia, il pane all'olio, il toscano, la rosetta, il barilotto, i grissini, la spianata, i maritozzi, la piada dei morti e tanti altri.

Certo il lavoro del fornaio è un lavoro duro, si lavora di notte, non ci sono feste, ma nel forno di “Damo” c’erano delle usanze e delle tradizioni bellissime che univano i Sammauresi e che purtroppo per tanti motivi si sono perse.

Chi non ricorda le nostre nonne e le nostre mamme andare al forno a fare la ciambella, e la domenica portare a cuocere il coniglio o il pollo, con le patate nel padellone, rigorosamente di alluminio, con un segno particolare per riconoscerlo.

E il profumo di quelle cotture che insieme al profumo del pane era come se ti sfamasse.

Tanto era buono il pane Sammaurese che anche dai Comuni vicini venivano a comprarlo, in seguito alcuni negozianti lo hanno voluto al mattino presto per rivenderlo nei loro esercizi.

Il successo del suo forno “Damo” lo deve anche ai suoi collaboratori:

-Pietro “Pirin” Bianchini che si trasferì a Sogliamo per tornare dopo qualche anno a San Mauro Pascoli per aprire con la moglie Silvana il suo forno in Via Giacomo Matteotti,

-Giorgio Paolucci, un giovane che veniva da Sant’Angelo in Salute e che diventò da subito uno della famiglia.

Nel mese di Aprile 1963 Giorgio con la moglie Franca, il fratello Sergio e con l’importantissimo aiuto della mamma Martina sono subentrati a Damo e Maria nella gestione del forno.

Anche questa nuova gestione è proseguita nel solco già tracciato da Damo e quindi il successo era garantito.

Giorgio, la Franca, Sergio e la mamma Martina dopo molti anni hanno deciso di godersi il meritato riposo e nel mestiere e nell’arte di fare il pane è subentrato nel mese di Maggio 1983 il fornaio Camilletti, che era stato un valido collaboratore di Giorgio.

Oggi il pane e tutti i prodotti del “Forno Camilletti” sono rinomati e apprezzati, e si trovano in tutti i negozi e supermercati della Romagna e non solo.

Che altro dire di questa eccellenza Sammaurese; sarà l'acqua, sarà l'aria, saranno le materie prime selezionate con cura e attenzione.

Tutte cose importantissime, ma secondo noi la principale e fondamentale è la passione con la quale i nostri fornai hanno svolto il loro duro lavoro.

A questo punto non ci resta che dire grazie a:

“la Giana e Gianin”, “Damo e la Marì”, “Giorgio, la Franca, Sergio e Martina” e oggi ai “F.lli Camilletti e Famiglia”.

Detti popolari:

Non si deve sprecare il pane; Sul tavolo non deve essere posto sotto sopra; Con la fame, il pane duro si ammorbidisce; Chi ha denti non ha pane, e chi ha pane non ha denti; A fame pane, a sete acqua, a sonno panca; Dire pane al pane, vino al vino; Levarsi il pane di bocca; Se non è zuppa, è pan bagnato.

STATUTA SANCTI MAURI A.D. 1522

Libro quinto rub. 4

De datio panis vendendo – Dazio del pane

L'assegnatario di questo dazio deve fare pane bianco, buono, ben cotto e fermentato, garantendone la vendita a tutti i richiedenti, al prezzo fisso di 1 denaro ogni pezzo. Il peso di ciascun pezzo gradualmente calerà (6,5,4,3 once) col rincarare del grano (fino a 30 soldi lo staio, fino a 40, fino a 50, oltre 50). Se il daziario non rispetta questi pesi minimi, incorre nella pena di 1 soldo per ogni pane irregolare. Nessun altro può fare pane da vendere, sotto pena di 40 soldi, da assegnarsi per metà al comune e per metà al daziario. Gli osti e i tavernieri di San Mauro possono fare il pane per loro uso, ma del peso di 18 once a pezzo, sotto pena di 2 soldi per ciascun pane di misura diversa (anche questa pena sarà assegnata per metà al comune e per metà al daziario). Nessun oste deve permettere ai suoi clienti di mangiare pane che non sia stato acquistato dal daziario di San Mauro, sotto pena di 40 soldi; fanno eccezione i mendicanti che consumano il pane questuato casa per casa.                

Libro quinto rub. 9

De Fornariis – I Fornai

I fornai devono scaldare il forno, far ben lievitare e cuocere il pane; e se bruciano il pane altrui, devono rimborsarlo. Essi fornai devono portare legna e pane al forno, riportando il pane cotto alle case dei proprietari, sotto pena di 2 soldi. Per la loro prestazione hanno diritto a tre pani ogni 60, e non più, sotto pena di 12 denari.      

LA GIANA DE FÒURAN

T'e tèmp dla gran miseria, nòun fradèll

a n'avìmi gnènca un sold pr'e pèn.

E la Giana de Fòuran la sgnéva

sa di foj ad chèrta zala

cla fila longa ad dèbit, dè par dè, mòis par mòis.

I foj i carsòiva, i s'amucéva

t'una gran matàsa.

Li l'ai tachèva s'una gujèda ad Cucirini,

cmè còudi d'una cumèta.

E un dè j éra dvint una strèsla longa

s'a tott chi scarabócc ad nómar turt,

scrétt s'un lapis s'la péunta tota ròta.

E pu pianìn pianìn u s'éra fat

un ròtal che curóiva tra i filéun e al pagnòti,

un tursèll che bsèva e che stéva drétt

cmè un monumòint da piàza.

E alòura la Giana pansènd

m'a chi fradéll néud e créud,

la j'a ciapè tla brazèda cla bala ad chèrta

e la la bóta tra al fiambi de fòuran.

Mino Giovagnoli.
Mauro e Giuseppe.

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Pubblicato il 01.06.2026 - Categoria: Maroni Gallery

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Sei sempre stato un coerente Tu ma il partito non molto anzi !!
Yans Geneviève ha inserito un commento in LE TERZE MEDIE STUDIANO IL LATINO
Io che sono belga nata nel 1947, ho studiato latino fra Medie e Liceo x 6 anni e greco x 5. Ho conti...

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