Buongiorno amici di Sanmauropascolinews.it oggi vogliamo parlarvi del libro di oltre 180 pagine, “SAMAÈVAR IR E OZ” -QUADERNO DI CULTURA DIALETTALE SAMMAURESE-, scritto nel 2003 dal Prof. Pietro Maioli, per tutti PIERO.
Riportiamo la frase della copertina che ben riassume lo scopo di questa pubblicazione: “Per lasciare ai posteri ciò che i nostri padri ci tramandarono e che ogni tanto riaffiora nella memoria”.
Il libro è ben strutturato, diviso in sei parti, in ogni parte l’autore esamina una particolarità di San Mauro: -illustrazione storica-tradizione artistica letteraria -giochi-curiosità leggende e tradizioni -modi di dire-glossario dialetto sammaureseper finire con un’interessante appendice fotografica.
Difficile se non impossibile riportare tutte le notizie e informazioni che Pietro ha descritto nel libro, ci limitiamo a citarne solo alcune, in particolare quelle che anche noi non conosciamo bene.
I RIONI:
-Centro “Zòintar”
-Castello “Castèl”
-Due Ponti “Du Péunt”
-Bastia “La Bastì”
-E Volt (Stadio) “E’ Volt”
-Via Cupa “Vi’ Cova”
-Villagrappa “Vélagrapa”
-Casetti “I Casét”
-Bruciaticcio “Brusadez”
-Ponte Rio Salto - Gorgone “Pòunt-de-Rè - Gurgoun”
-Casone “Al Casòuni”
-Giovedia “La Giovédéa”
-Rio Salto “E’ Re”
ALTRI POSTI RICORDATI:
-“E’ Pladéur”
-“La Muntilaza”
-"La Croce in ferro" (citata in una poesia anche da G. Pascoli)
-"Via Broccari"
-"Piazza Mazzini" e “La Barcaza” (per la sua forma)
-“E’ Prè” (dove si svolgeva il mercato di bestiame),
-“La vi’ de Fòuran”
-“La Viulèta”
-“I Vulteun”
-“L’ort de Palaz”
-“E’ Pòunt Ròss”,
-"I Stradéun dla Tòra”,
-“L’Albaraz”
-“La Cagnouna”
-“L’Éus”
-“Al Sòibi”
Bella la parte dedicata alla TRADIZIONE ARTISTICA E LETTERARIA ORALE sammaurese e romagnola con alcuni testi:
-Al caènti di Pasquarul
-Sturnéll s Serenaèdi
-Al Satri
-l Sunét
-Nina e Filastrochi
-Induvinéll Détt e Pruvérbi
E che dire poi dei GIOCHI DEI BAMBINI “I zug di burdel”, dimenticati ma…ben spiegati nel libro:Bat-Meur, Bòta-Vi’, Ròzla, E’ zug dagli amandli, E’ zug dal ghégi, I quatar cantéun, Gut, Pum, E’ tir dla lusérta sla sfròmbla, Faè la mòsa, Pógna, Fóia Vòirda, Moscaziga, Bandira svézra, La stmaèna, Zug de batèch, E zug dla bòcia, A cécch.n.b.: non li abbiamo riportati tutti.
Veniamo ad una parte molto interessante, CURIOSITÀ LEGGENDE E TRADIZIONI, anche in questo caso ne riportiamo solo alcune, anche se sono tutte molto molto belle, e andrebbero ricordate tutte, e per ognuna viene spiegata la storia:
-E’ raègan invalnaè, il ramarro velenoso
-Al troffi, tipo di zucca
-I calzétt spajé, i calzetti diversi -I lédar de Bosc, i ladri di Gambettola
-Mustraè e’ chéul ma Maèrz, il mostraculo di Marzo
-E’ dieval tla stàla, il diavolo nella stalla
-La mérda ad pizòun, la merda di piccione
-E’ fes-c dagli ureci, il fischio delle orecchie
-La piòpa, la pioppa
-Saènta Cròusa, Santa Croce
-Al zvèti, le civette
-I ramséll, i bachi da seta
La parte dedicata ai MODI DI DIRE sono 15 pagine fitte di detti, impossibile riportarli tutti, ne riportiamo solo alcuni in questo caso con la spiegazione:
-Un sbaja cmè i combar ad Micòin - non sbaglia come cocomeri di Micòin, tutti perfetti e buoni
-L’è cmè e’ bagòin ‘d Semprini che dà còuntra ma la caèsa - è come il maiale di Semprini che era contrario alla propria famiglia
-L’è una madunina pantojda - una Madonna pentita, una ragazza molto timida
-L’è cmè e’ caval ‘d Scaja - è come il cavallo di Scaja pieno di ferite e malanni
-L’è svélt cmè la pòurbia - nel fare le cose è velocissimo
-L’è cmè e’ bastòun de puler - è come il bastone del pollaio sporchissimo di merda
-L’è cmè e’ fóig dala gòzla è come il fico con la goccia, dolcissimo, complimenti alle ragazze
-E’ zoira cmè un caèn brach- gira come un cane bracco, a vuoto senza meta
-Da rif o da raf - in un modo o nell’altro si fa
-L’è cmè è bumbòz dla Sterina - persona che dice sempre di sì. Nel tabacchi di Ester Pari c’era un bamboccio che se gli davi una monetina si inchinava
-Tci mes cmè Santandrivilòin - sei messo male. Nella vecchia chiesa parrocchiale di San Mauro c'era un quadro di Sant'Andrea Avellino, molto emaciato e smunto da far paura. Il quadro è andato distrutto nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nella Chiesa di Savignano si trova un quadro di Sant’Andrea Avellino
L’ultima parte è in pratica un vocabolario Sammaurese – Italiano con una importante premessa dove l’autore fa un esame del nostro dialetto, dei dittonghi, dei suoni intermedi che lo caratterizzano e che lo rendono unico, in pratica come la chiamò il glottologo Austriaco F. Schurr “l’isola del dittongo”
Alleghiamo la copertina del libro; le pagine 18-19 “Stemma”; la pagina 85 “E’ Spasèģģ” “Cicero: origine di un soprannome”.
P.S., non sappiamo se l’autore ha disponibili altre copie del libro, è comunque disponibile nella biblioteca di San Mauro Pascoli.
Mauro Rossi e Giuseppe Casadei
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