Dal libro “SAMAÈVAR IR E OZ - QUADERNO DI CULTURA DIALETTALE SAMMAURESE”, scritto dal Prof. Pietro Maioli “Piero” nel 2003 e ristampato nel 2024 pubblichiamo alcuni racconti di: storia, tradizioni, giochi, curiosità, leggende e modi di dire Sammauresi per meglio conoscere la storia e i nomi dei luoghi del nostro amato paese.
Per chi è interessato il libro è in vendita da: edicola dalla “Zia Monica”, edicola tabacchi “Dadorino”, edicola “Gio” di Savignano sul R.
Nel novecento vi era la tradizione di dipingere sui muri antistanti le porte delle case delle signorine più civette tale uccello notturno (di solito in vernice nera o verde), ciò soprattutto nel periodo di carnevale.
Qualche volta all’immagine della Zvèta si aggiungevano frasi oscene o almeno salaci.
Un aneddoto piuttosto divertente riguarda una ragazza che trovandosi sul muro anteriore di casa la scritta “cerco marito” vi aggiunse “anche usato”.
Gli autori di questi disegni e frasi erano quasi sempre giovani “i Zvètadéur” che colpivano quelle ragazze che si divertivano di notte, rincasando tardi, perciò si tentava di svergognarle di fronte alla comunità.
La tradizione sopra descritta scomparve verso la metà degli anni ‘60 ma già dopo la seconda guerra mondiale era diventata rara.
Un tempo si sconsigliava di dormire alla luce della luna: s’affermava provocasse con i sui raggi ogni tipo di bruttura.
“Se t’durum sòta i raz dla léuna ut vén la bòca storta - se dormi sotti i raggi della luna ti viene la bocca storta” affermava non tanti anni fa il padre all’autore del libro.
Aprire l’ombrello in casa era considerato di malaugurio, così come raccogliere certi fiori campestri di colore giallo, dicevano: “ut mór la tu mà se t’ai cói - ti muore tua madre se li cogli”.
Temuto pure il canto notturno della civetta, era d’infausto presagio: la morte di un parente.
























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