Oggi vogliamo raccontarvi la storia del Sammaurese ANGELO ROSSI “Ciód” (1898 – 1977), una storia ricca di episodi molti dei quali tristi e dolorosi, ma che non hanno impedito a Angelo Ciód di costruire una famiglia e fare grandi tre figlie.
Angelo “Ciòd” ha iniziato a lavorare fin da bambino, la mamma venne ricoverata in una struttura e il babbo Luigi inviò Angelo “Ciòd” a lavorare come “garzone” a Ravenna.
Andare a fare i garzoni non era semplice, dovevi fare tutti i lavori della campagna ma avevi la certezza di mangiare.
In quegli anni era abbastanza comune inviare i ragazzi a lavorare come “garzoni” nel ravennate, ricordiamo che il 25 marzo si celebra e ricorda in Romagna “La Madòna di Garzèun”.
Dopo aver assolto il servizio militare a Trieste fa ritorno a San Mauro Pascoli nella zona della Villagrappa.
Allo scoppio della guerra viene chiamato alle armi, era sposato con Maria Sampaoli (1900 – 1944 deceduta durante il passaggio del fronte. Di questo episodio racconteremo in seguito), ma avendo tre figlie, Emilia, Anna e Elsa, venne esentato.
In seguito spinto dal fratello Luigi, diventa insieme ad altri Sammauresi, uno dei promotori di una organizzazione antifascista.
La sede era in via Giovedia (oggi via L. Tosi amministratore della Torre) nella casa-osteria della “Bachèna” chiamata “La Società, all’ angolo con via Vittorio Veneto (oggi gelateria Dolcemente Pascoli).
Una sera alcuni fascisti gli tesero un agguato. Con la scusa di esaminare alcune questioni politiche si incontrano nella sede della “Società”, ma i fascisti erano armati, esplose una violenta rissa e Angelo “Ciód” ebbe la schiena rotta e venne gettato nel fossone del vecchio mulino (via Cavour). Oggi il fosso è tombinato.
In seguito a questa aggressione Angelo “Ciód” ha portato giorno e notte un busto in gesso per sette anni, ed era impossibilitato a lavorare. Addirittura è stato costretto a chiedere l’elemosina e a rivolgersi ai contadini ravennati dove era stato garzone, anche loro non avevano dimenticato quel ragazzino e l’hanno aiutato.
Angelo “Ciód” era un bracciante agricolo ma lavorare con quella menomazione non era facile.
I tedeschi arruolavano gli uomini per la costruzione dei fortini al mare (temevano uno sbarco degli alleati), inoltre a San Mauro venne costituita una “Cooperativa di calzolai” che lavorava per conto dello stato. Chi lavorava in una di queste due attività era esentato dal servizio militare.
Angelo “Ciòd” aveva la certificazione della sua menomazione e anche se fermato dai tedeschi era esentato da questi lavori.
Angelo “Ciód” ha svolto piccole attività come bracciante agricolo alla Torre Villa Torlonia, poi pescivendolo, e spazzino per il Comune.
Molto intrigante un lavoro che ci ha fatto sorridere, ma che era molto importante “e’ Bivarul” (l’abbeveratore).
In pratica Angelo “Ciód” in “mosquito” seguiva durante la trebbiatura la “machina da bat o Zirandlòuna”, aveva due orci, in uno acqua di sorgente e in un altro sangiovese e dissetava tutti gli operai.
Tra caldo, polvere, paglia e sudore “stè dri ma la machina da bat u j era da s-ciupè”.
Durante la stagione della vendemmia Angelo “Ciód” lavorava nelle cantine della Torre dove il responsabile delle cantine era il suo grande amico Raffaele Della Motta “Fael”, che conosceva la storia di “Ciód” e gli faceva riposare la schiena dentro una grande botte, senza diminuire la paga. (Altri tempi e grande amicizia e fratellanza)
Poco prima del passaggio del fronte a San Mauro (settembre – ottobre 1944) Angelo “Ciód” nascose tutti gli oggetti preziosi, ad eccezione di un orologio da taschino, in una pentola sepolta nei campi della Villagrappa.
Purtroppo quella pentola non venne ritrovata, le bombe e il passaggio dei carri armati avevano devastato tutto il terreno.
E il prezioso orologio da taschino tutto cesellato e carico di ricordi che fine a fatto?
Lo rivela per l’occasione il pronipote Fulvio Gridelli: fu donato da Ciód al suo grande amico Fael! (amicizia e fratellanza)
Ancora oggi alcuni ricordano una battuta di Angelo “Ciód” che aveva coniata quando giocava a carte al bar: “A zug par pérd – gioco per perdere”, e ancora oggi quando un giocatore perde molte partite viene beffato con la frase “Ci cmè Ciód che e’ zughèva par pérd – sei come Chiodo che giocava per perdere”.
Angelo Gridelli “Ciód” è morto a 77 anni, era diventato cieco per l’aggravarsi del glaucoma.
Un ricordo particolare merita la storia della moglie di Angelo “Ciód” Maria Sampaoli morta a soli 44 anni durante il passaggio del fronte.
Da un elenco, la data del decesso è il 5 ottobre 1944, e la causa schegge di granata. Maria è rimasta ferita qualche giorno prima ed è deceduta alcuni giorni dopo.
Maria era una donna solare, istruita, scriveva le lettere per i Sammauresi che avevano I familiari al fronte.
Era una “tabacchina della Torre”, ricamatrice, creava i fiori di carta per i funerali.
Nelle veglie nella stalla di “Zamàgna” con “Saiarro” cantava “i Sturnel” canzoni allegre e improvvisate.
Dopo la morte il corpo di Maria venne portato via e nessuno sapeva dove fosse sepolto, lasciando tutta la famiglia in un grande dolore.
Gli alleati seppellivano i civili dietro le vecchie scuole.
Angelo “Ciód" si recò sul posto e trovò la croce con il nome della moglie.
Fece fare da suo cugino “Zigarèta” (babbo di Bachela) una bara in legno. Una mattina si svegliò prima dell’alba, senza dire niente alle figlie, ritirò la bara e con un carrettino disseppellì la moglie.
La sua Maria era ancora intatta, raccontò un giorno alle figlie, così bella e colorita da sembrare viva, con la treccia dei capelli ancora composta e tenuta ferma da due forcine d’osso marroni.
La portò al cimitero dove la seppellì, e nel silenzio più totale senza spari e bombe tornò a casa.
*Spunti dal libro “VADEMECUM RUBICONIS” del Prof. Fulvio Gridelli pronipote di Angelo Gridelli “Ciód”. Il libro è in vendita presso le edicole dalla Zia Monica Accetta e Dadorino di San Mauro Pascoli.
Il libro è un viaggio letterario che parte dall’analisi di quale potrebbe essere il Rubicone e poi si addentra in un esame e spiegazione di termini, luoghi romagnoli e poesia, tipici della zona del Rubicone.


























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