SAN MAURO PASCOLI – (15 Giugno 2005) - L’ex ministro dell’Industria, Pierluigi Bersani, ha spiegato a San Mauro la sua ricetta per ridare fiato all’economia italiana, da tre anni in fase di stagnazione. Di seguito riportiamo il servizio pubblicato il 14 giugno scorso su “Il Corriere Romagna” dal titolo “Difesa e attacco contro la crisi” a firma di Mariaelena Forti, in occasione dell’incontro svoltosi a San Mauro sul tema “Quale futuro per il distretto calzaturiero?”. Il pomeriggio, organizzato dai Ds, ha visto la partecipazione di diversi esponenti del mondo politico, imprenditoriale e sindacale.
«Difesa più attacco è la
ricetta del futuro della manifattura italiana presentata ieri dall’ex ministro
dell’Industria Pierluigi Bersani. Il parlamentare europeo ha partecipato al
convegno promosso dai Ds alla sala Gramsci di San Mauro sul tema “Quale futuro
per il distretto calzaturiero”. Che la strategia sia calcistica o poetica - il
sindaco Miro Gori aveva esordito invitando gli imprenditori a “mantenere le
radici e dispiegare le ali” - il succo non cambia: la qualità è quella che ha
permesso al Distretto del Rubicone di mantenere dritta la barra nel bel mezzo
della tempesta in corso da circa tre anni. E di qualità, ha riconosciuto l’europarlamentare,
il Distretto locale non manca. E’ su quella che dovrà puntare l’offensiva per il
futuro.“Se non partiamo da realtà come questa, radicate nella tradizione e
caratterizzate dalla qualità, da dove dovremmo partire?”. I fronti su cui
lavorare, ha spiegato Bersani, sono due: la difesa e l’attacco. Dove per difesa
si intende portare avanti le “battaglie serie” come quella per l’ottenimento
della denominazione d’origine; delle norme protettive - il Wto ha fissato in
questi giorni la soglia per l’export del tessile cinese; le battaglie contro la
contraffazione e per l’abbattimento dei costi Irap e degli oneri sociali che,
secondo Pierlugi Bersani, avrebbero dovuto essere portate avanti al posto della
politica fiscale adottata dall’attuale governo sull’Irpef. L’offensiva dovrebbe
partire dall’aumento della massa critica delle aziende, “che consentirebbe di
mettere un piede nel mondo”. L’internazionalizzazione richiede anche una
logistica sofisticata, in termini organizzativi e di innovazione tecnologica, e
un buon rapporto col credito. Siamo in una crisi strutturale?“Il mondo cresce,
non è in crisi. Bisogna solo non perdere tempo. C’è in effetti un elemento
strutturale in questo passaggio difficile, ed è l’ingresso di tanta gente nella
manifattura, con costi bassi e tutt’altri presidi sociali”. Il Rubicone soffre,
tra gli altri, del problema delle seconde generazioni. “Che si tratti di un
figlio, di un nipote o di un esterno, ciò che conta è che il giovane sia messo
in grado di lavorare. Questo è un altro dei nostri guai strutturali. Le giovani
generazioni soffrono di eccesso di precarizzazione, hanno difficoltà di accesso
al credito e dispongono di una bassa qualità delle conoscenze”». (Da “Il
Corriere Romagna” del 14 giugno dal titolo “Difesa e attacco contro la crisi” a
firma di Mariaelena Forti)
























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