Sabato prossimo, 23 settembre, a partire dalle ore 16,30 il Comune di San Mauro e l'associazione culturale Sammauroindustria ricorderanno il 300mo anniversario della morte di Marco Battista Battaglini: nella biblioteca comunale con una conferenza di Piergiorgio Grassi intitolata Marco Battista Battaglini vescovo e storico della chiesa nell'età del preilluminismo, e, a seguire, con l'inaugurazione di una targa odonomastica nella piazza dedicata a Battaglini e comunemente definita piazza della chiesa. A Grassi, già docente di filosofia delle religioni nell'università di Urbino e storico della chiesa, abbiamo chiesto di introdurci al personaggio che non molti ricordano.
Che cosa ci può dire sulla figura di Marco Battaglini (1645- 1717), nato a San Mauro e divenuto dapprima vescovo di Nocera in Umbria e poi di Cesena?
E’ un personaggio poliedrico, ancora tutto da studiare, nonostante che, almeno nella sua epoca, molti fossero i commentatori delle sue opere, soprattutto storiche. E’ stato giurista e giudice civile di grande prestigio, vescovo attivissimo a Norcia in Umbria in una stagione di grandi terremoti e di gravissime carestie, profondendo energie per aiutare la sua gente; è stato infine uno storico prolifico autore di una monumentale Storia dei concili generali (1686) che, come opera di tal genere, per la prima volta, era scritta in italiano e di un’ altra monumentale opera dal titolo Annali del sacerdozio e dell’impero intorno all’ultimo secolo XVII. Sono scritti che hanno suscitato dibattiti e controversie. Devo anche dire che era legatissimo a San Mauro dove volle venire a morire, quando si accorse che la malattia di cui soffriva era giunta all’ultimo stadio. A San Mauro aveva studiato sotto le cure dello zio che era parroco della cittadina. Qui trascorse un’infanzia felice, circondato da una campagna rigogliosa.
Battaglini visse in una stagione di fervida applicazione del Concilio di Trento che fu una vera riforma cattolica, contrapposta a quella protestante. Come si collocava di fronte a questo evento?
Era indubbiamente su posizioni di piena ortodossia e interpretò il Concilio con molto rigore. D’altra parte il suo modello di vescovo era quel Carlo Borromeo che a Milano applicò le costituzioni e i decreti del Concilio medesimo. Non mancò quindi di polemizzare con chi non era in linea con queste posizioni. Soprattutto prese di mira le tesi cosiddette gallicane espresse dallo storico Louis Maimburg: questi sosteneva che l’organizzazione della chiesa in Francia doveva restare in gran parte autonoma dal Papa, di cui contestava il potere assoluto in favore dei consigli generali della Chiesa francese e dei sovrani. Ma in tal modo - notava Battaglini - si realizzava il controllo stretto del sovrano sulle nomine e sulle decisioni dei vescovi e andava smarrito un bene prezioso: l’autonomia della Chiesa.
A suo parere, dove sta l’attualità di questo personaggio?
Credo, in primo luogo, che la si debba trovare nella capacità di mantenere la propria identità di credente (sempre dichiarata), senza demonizzare gli avversari, ma argomentando il proprio punto di vista sulla base di precise documentazioni. In questo era aiutato dalla preparazione giuridica che lo aveva formato precocemente al dibattito pubblico. Inoltre, il contesto dei suoi tanti interlocutori era europeo, non solo italiano. Non a caso lo storico francese Berualt Belcastel nella sua Histoire du Christianisme lo ricorda come una delle figure eminenti tra gli intellettuali dello Stato Pontificio. Penso che varrebbe la pena di ricostruire analiticamente la sua biografia intellettuale e pastorale. Avremmo delle sorprese.
Gianfranco Miro Gori
























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