
Era la notte del 21 marzo e la Primavera, una giovinetta con la veste ornata di fiori e di profumi, percorreva la via del cielo dei cento colori accompagnata dal suo seguito di rondini e farfalle, per scendere sulla terra. Lungo tutto il suo cammino piantava fiori e spargeva semi. Era ancora intenta ad aprire le corolle dei fiori dei peschi e dei ciliegi, che improvvisamente le apparve la Nebbia, la vecchia e larga signora con la sua interminabile borsa di incidenti, frenate e paure.
- Vattene mocciosa, il mondo è mio! Esclamò in modo deciso e minaccioso.
- Ma veramente… il Signore delle Stagioni mi ha incaricato di…
- Via di qui ho detto, non m’importa chi ti ha mandato!
- Ma ho già aperto molti fiori e tutti mi aspettano.
- Ragazzina, togliti di qui se non vuoi immediatamente vedere appassire e morire ogni tuo fiore.
La poverina non aggiunse altro e timidamente ritornò sui suoi passi lasciando che la Nebbia allargasse il proprio mantello, così che in breve ogni cosa fu sommersa in un grigiore fitto e umido.
I primi a destarsi quella mattina furono i passeri e come sempre si alzarono in volo all’eterna ricerca di un po’ di cibo, ma andarono incontro ad un autentico disastro: si scontravano in volo fratturandosi il becco, si smarrivano nell’aria, cozzavano contro alberi fratturandosi le zampe, s’infrangevano contro i vetri delle finestre e dei palazzi spezzandosi le ali, ovunque si udiva il pigolio dei passerini affamati che invano attendevano un vermiciattolo o un semino per la colazione.
Niente da fare, quella mattina l’attesa era interminabile per colpa di una nebbia che così fitta non s’era vista mai.
- Cip…cip… dobbiamo fare qualcosa! Disse uno.
- Cip… cip… questo è un inganno! Ribatté un altro.
- Cip… cip… oggi è il giorno della primavera, la Nebbia se ne deve andare! Aggiunse un terzo.
E in un attimo la voce si sparse e si ritrovarono numerosissimi sul tetto del campanile della chiesa e con un veloce frullo di ali raggiunsero la vecchia, larga signora. La sollevarono facilmente, pesava poco, era tutto vapore acqueo, ed in volo la portarono in alto, sempre più in alto per impedirle di scendere ancora. Quando la Nebbia si rese conto della situazione, cominciò a lamentarsi.
- Sono vecchia, stanca e ammalata, se mi portate troppo in alto finirò per congelarmi e dal freddo morirò. Abbiate pietà di me, vi prometto che non tornerò sulla terra almeno fino al prossimo autunno inoltrato, salvatemi vi prego!
E tanto supplicò che i passeri non ebbero cuore di farla morire, la depositarono sulla prima nuvola che incontrarono e se ne tornarono ai loro nidi. Allora la giovane Primavera poté ritornare a governare la natura del mondo e riempì la sua prima giornata di luci e colori come da lungo tempo non accadeva.
Si fece sera, una sera così limpida in cui le stelle sembravano fare a gara a chi brillava più forte e, mentre gli uomini dormivano nelle loro case, gli animali nelle loro tane e gli uccelli nei loro nidi, la Primavera era ancora intenta a sistemare le sue cose quando, ad un tratto, udì una voce rauca e minacciosa dietro di sé.
- Ah…ah… pensavi davvero di esserti sbarazzata di me? Tu non mi conosci…!!!
- Il tuo tempo è terminato, il Signore delle Stagioni ha detto che…
- Me ne infischio del Signore delle Stagioni, vedrai ora quanto io sia potente e indistruttibile!
Ancora una volta la Nebbia allargò il suo mantello sul mondo, le tenere violette piegarono il capo moribonde, altrettanto fecero i ranuncoli, i narcisi e i tulipani, solo le ruvide margherite resistevano battendo i petali dal freddo. Ancora una volta la timida e leggiadra Primavera fu costretta a riprendere all’indietro la via del cielo imbiancata da una rigida galaverna come se si fosse nel pieno dell’inverno.
Fu un altro risveglio amaro quello dei passeri, si sentivano delusi e offesi, la vecchia e larga signora aveva giocato loro un brutto tiro.
- Cip… cip… deva pagarla!
- Cip… cip… non la deve passare liscia!
- Cip… cip… quant’è bugiarda e infida!
- Cip… cip… chiediamo aiuto a tutti gli uccelli di questo cielo e facciamola finita!
Fu così che si chiese a tutti i volatili, un becco per allontanare definitivamente la vecchia, cattiva, larga signora.
- Cra… cra…ci stiamo! Gracchiarono le cornacchie.
- Vitt… videvitt…tsivitt… sì, sì! Garrirono le rondini.
- Frich… frich… anche noi presenti! Cinguettarono i fringuelli.
Ben presto una moltitudine d’uccelli si recò dalla vecchia, larga signora e migliaia di becchi la sollevarono,
- Cip… cip… dove la portiamo? Chiese un passero.
- Striiit… striiit… nel mare, nel mare! Gridò un gabbiano assai esperto.
Si lamentava, implorava perdono, cercava in tutti i modi di impietosirli la vecchia, larga signora, ma stavolta tutto fu vano, nessun cedimento e quando furono ben bene al largo, la dispersero tra le onde del mare e di lei non rimase che una leggerissima foschia che il sole della Primavera, finalmente padrona indiscussa di questo nostro mondo, tingeva di un rosa pallido.
























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