di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Teseo, figlio di Egeo re di Atene, crebbe nella città di Trezene, lontano dal padre, allevato dalla madre e dal nonno, una volta cresciuto e diventato un giovane forte e coraggioso, la madre lo spinse ad andare ad Atene per reclamare il suo diritto alla successione.
Il giovane poteva scegliere tra due opzioni: via mare, il modo più sicuro, o via terra lungo un pericoloso sentiero in cui vi erano collocate sei entrate per il mondo dei morti, ciascuna delle quali sorvegliata da un demone che aveva assunto la forma di un ladro o di un bandito.
Teseo, giovane coraggioso ed ambizioso, ovviamente decise di seguire questa via.
Per primo Teseo affrontò il bandito Perifete, solito ad uccidere e depredare i viandanti con una grossa clava ricoperta di bronzo. Teseo riuscì a strappargliela dalle mani e la usò per colpirlo a morte. Decise poi di tenersi la clava, arma che lo caratterizza quando viene ritratto nelle decorazioni su vaso.
Successivamente affrontò un ladrone di nome Sini che legava i piedi delle sue vittime alle cime di due alberi di pino che aveva piegato fino a terra e fissato. Lasciava quindi tornare gli alberi alla loro posizione originale e i poveretti finivano squartati. Teseo lo sconfisse e sottopose lui stesso al suo trattamento prediletto.
Più avanti uccise un enorme e feroce scrofa che si nutriva di carne umana. Un vecchio brigante di nome Scirone, costringeva i viaggiatori a lavargli i piedi su una scogliera e mentre erano chinati, con un calcio li gettava in mare, dove venivano immediatamente divorati da un mostro marino. Teseo gli rese pan per focaccia gettandolo giù dalla scogliera.
Incontrò poi Cercione, il re di Eleusi, che aveva l'abitudine di sfidare i passanti ad un incontro di lotta con lui e, dopo averli battuti, di ucciderli. Teseo sconfisse Cercione nella lotta e lo uccise.
L'ultimo bandito che l'eroe affrontò fu il malvagio Procuste il quale, ai viaggiatori che incontrava, offriva per riposare il suo letto. Quando si stendevano, li legava e provvedeva ad adattarli al letto o stirando loro le membra con delle carrucole se erano di bassa corporatura o mozzando loro i piedi e le gambe se troppo alti. Naturalmente Teseo riservò al furfante la stessa procedura che quest'ultimo applicava alle sue vittime.
Ma la sua impresa più famosa fu l'uccisione del Minotauro, un mostro dalla testa di toro e dal corpo umano che veniva custodito a Creta, nei pressi della reggia del re Minosse.
Minosse, re di Creta, aveva pregato Poseidone, il dio del mare, di inviargli un toro come simbolo dell'apprezzamento degli dei verso di lui, promettendo di sacrificarlo in onore del dio. Poseidone acconsentì e gli donò un bellissimo e possente toro bianco di gran valore.
Vista la bellezza dell'animale, però, Minosse decise di tenerlo per le sue mandrie e ne sacrificò un altro.
Poseidone allora, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, sua moglie, del toro stesso. Ella riuscì a soddisfare il proprio desiderio carnale nascondendosi dentro una giovenca di legno costruita per lei dall'artista di corte Dedalo e dall'unione mostruosa nacque il Minotauro, selvaggio e feroce, perché la sua mente era completamente dominata dall'istinto animale.
Minosse fece rinchiudere il Minotauro nel Labirinto di Cnosso costruito da Dedalo e costituito da tutta una serie di gallerie per cui chi vi entrava, non riusciva a ritrovare la via d'uscita.
Quando un figlio di Minosse, morì ucciso da alcuni ateniesi infuriati perché aveva vinto troppo ai loro giochi disonorandoli, Minosse decise per vendicarsi della città di Atene, sottomessa allora a Creta, le ingiunse di inviare ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro, che si cibava di carne umana.
Gli ateniesi, ormai logorati dal triste debito annuale, imposero a Egeo di mandare fra i giovani destinati alla morte anche il proprio figlio, Teseo si avviò alla volta di Creta e promise al padre che sarebbe senza dubbio tornato dopo aver ucciso il Minotauro e, come segno di vittoria, egli avrebbe cambiato le vele della nave, tradizionalmente nere in segno di lutto, con vele bianche.
Quando arrivò a Creta, Arianna, la figlia di Minosse, si innamorò di lui e lo aiutò a ritrovare la via d'uscita dal labirinto dandogli una matassa di filo che, srotolata, gli avrebbe permesso di seguire a ritroso le proprie tracce e una spada avvelenata, in cambio Teseo l'avrebbe fatta sua sposa.
Trovato il Minotauro, l'eroe lo uccise dopo un feroce duello e guidò i ragazzi ateniesi fuori dal labirinto, poi ripartì e portò Arianna con sé, ma, inspiegabilmente, l'abbandonò sull'isola di Nasso.
La ragazza, quando si accorse di ciò che era successo, in preda della disperazione, lo maledisse e pianse talmente tanto che l'allegro Dioniso per consolarla ne fece la sua sposa e celebrò ben presto con lei una festa nuziale che i poeti ricordarono anche dopo secoli e secoli. A prova del suo amore le donò una corona d'oro, che, alla di lei morte, venne mutata dal dio in una costellazione splendente, l'attuale costellazione della Corona Boreale.
Al suo ritorno Teseo e il nocchiero della nave, si dimenticarono di cambiare le vele nere con quelle bianche come promesso al padre Egeo; egli allora, credendo il figlio morto, si uccise lanciandosi dal promontorio di Capo Sunio nel mare sottostante che da allora porta il suo nome.
Morto il padre, Teseo viene proclamato re di Atene.
























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