di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

2 - Uccisione dell’Idra di Lerna
La seconda fatica che Euristeo impose ad Eracle fu di uccidere l’Idra di Lerna.
L’Idra era un terribile e spaventoso mostro a metà tra un drago e un serpente, addestrata da Era, proprio perché fosse in grado di eliminare Eracle, oltre ad essere velenosissima, aveva il corpo di cane e nove teste di serpente di cui una immortale, viveva sotto un platano nascosta dalle canne e dagli acquitrini presso la palude di Lerna, in Argolide.
L’Idra solitamente si aggirava per le pianure che circondavano la palude, massacrando gli animali e gli uomini che incontrava lungo la sua strada e devastando quella regione.
Eracle partì subito sul suo carro, guidato dal suo fedele compagno Iolao, in breve tempo raggiunse la palude e lì trovò il mostro che riposava su una collinetta, poco distante dalle sorgenti di un piccolo fiume presso cui aveva la sua tana.
Per snidarla e attirare la sua attenzione, Eracle cominciò a colpirla con delle frecce infuocate, l’Idra, sibilando, si lanciò contro di lui, una delle teste del mostro si avvolse intorno ai suoi piedi, mentre colpiva le altre teste con la sua clava.
Eracle tentò di neutralizzarla mozzandone la testa con la spada, ma tagliata questa, si avvide che al suo posto ne ricrescevano altre due e, come se non bastasse, la testa centrale era immortale.
Fu allora che per un’astuta intuizione ispirata da Atena, chiamò in suo aiuto Iolao, il quale, ogni volta che Eracle mozzava una testa, usava una torcia per cauterizzare il moncone ed impedire così che dalla ferita fuoriuscissero altre due teste.
Una volta tolte di mezzo le otto teste, Eracle neutralizzò quella immortale, la tagliò con la sua spada corta e la seppellì sotto due metri di terra, poi, nel punto in cui l’aveva sotterrata, ai margini della strada, la schiacciò e la ricoprì con un gigantesco masso in modo che nessuno sarebbe riuscito a recuperarla.
Dopo averla decapitata e prima che la testa immortale fosse seppellita, l'eroe aveva squartato la carcassa e impregnato le proprie frecce nel suo sangue velenoso, che da allora divennero micidiali e fatali a chiunque ne fosse stato solo minimamente scalfito.
Euristeo, tuttavia, non considerò compiuta correttamente questa impresa, a causa del determinante aiuto fornito da Iolao, pertanto si rifiutò di conteggiare tra le dodici fatiche l’uccisione dell'Idra e decise che ne avrebbe dovuta aggiungere un’altra.
























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