di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

7 - Cattura del toro di Creta
Tornato da Euristeo dopo le fatiche precedenti, Eracle venne inviato ad affrontare un ulteriore mostro, il toro di Creta, un possente toro dal manto bianco, dono di Poseidone, re del mare, al mitico sovrano cretese Minosse che aveva, infatti, avuto la brillante idea di chiedere allo stesso dio di far in modo che facesse emergere dal mare un animale che avrebbe poi sacrificato in suo onore per ottenerne il favore.
Fu così che il Dio fece emergere dal mare un bellissimo toro bianco e tale era la bellezza e maestà dell’animale, che il re se ne compiacque assai, ma venne meno al suo giuramento, non solo non lo sacrificò, ma lo lasciò libero di vagare per le sue terre.
Questa immorale scelta fece adirare alquanto Poseidone, che era stato privato del suo sacrificio e così maledisse il toro, facendolo diventare una furia orrenda, punendo nel contempo l’empio sovrano nel profondo, colpendolo nei sentimenti.
Chiese, infatti, ad Afrodite, dea dell'amore, di far innamorare Pasifae, la splendida moglie del monarca cretese, del Toro bianco. La dea suscitò nella regina una passione così forte da portare la povera donna a far realizzare al grande architetto Dedalo, una vacca di legno vuota all'interno, così da potersi introdurre dentro e finalmente unirsi fisicamente al suo grande amore, cioè il bianco toro.
Dodici mesi da questa empia unione sarebbe nato il temuto Minotauro, ma questa è un’altra storia.
Dopo questi incresciosi eventi, l’enorme animale fu lasciato libero di pascolare, e seminare morte e distruzione. Oltre ad avere una forza immane, questo “dono divino” poteva anche soffiare fuoco dalle narici.
Euristeo, avendo udito la storia dell’indomabile bestia che affliggeva Creta, delegò ad Eracle il compito di catturarla e l'eroe fu così spedito sull’isola, alla corte di Minosse.
Giunto nell'isola, l'eroe si incontrò con il re che, ben felice di sbarazzarsi dell'animale, in quanto era nel suo stesso interesse che il toro venisse fermato, gli concesse di portarlo via e gli offrì perfino il suo aiuto per catturarlo, aiuto che egli rifiutò. Così Eracle si recò nelle campagne in attesa che il mostro si facesse vivo, finché apparve in tutto il suo maestoso orrore, carico di furia e con le froge fiammeggianti.
Immediatamente si avventò contro l' uomo, il quale oppose una strenua resistenza ed alla fine dopo una lotta estenuante e quando stava per essere sopraffatto, Eracle riuscì con una salda presa a stringere le corna dell’animale e con la sua grande forza lo afferrò e lo indusse quasi al soffocamento, senza però ucciderlo, poi, cavalcandolo, lo condusse ad Euristeo.
Questi, dal suo rifugio sicuro nella botte dove si era tuffato dal terrore di trovarsi di fronte all'animale, alla sola vista del toro, propose di sacrificare la bestia a Era, ma la dea rifiutò il sacrificio poiché avrebbe dato gloria ad Eracle che lei odiava profondamente.
Perciò il toro fu liberato e si stabilì nei pressi di Maratona, dove in seguito sarebbe stato catturato da Teseo e sacrificato ad Apollo.
























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