di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

10 - Cattura dei buoi di Gerione
Gerione, era uno spaventoso gigante il cui corpo, dalla cintola in su, si ramificava in tre corpi distinti, con sei braccia e tre teste, un uomo solo che ne conteneva tre, un mostro insomma. Abitava nell'isola Eritrea e possedeva, tra le tante ricchezze, una grossa mandria di magnifici buoi dal manto rosso che erano custoditi da Euritione, un gigante anche lui, e da un cane a due teste che si chiamava Ortos.
Euristeo, che li voleva a tutti i costi, ordinò a Eracle di portargli quei buoi e così questi partì per la sua decima fatica.
Per quanto l'impresa si presentasse difficoltosa, l'eroe, obbediente come sempre, si diede a portare a compimento l'impresa: percorse la Tracia, l'Asia Minore, l'Egitto e proseguì lungo le coste dell'Africa settentrionale.
Qui il primo ostacolo che dovette affrontare fu il gigante Anteo, figlio di Poseidone e di Gea, dalla statura prorompente come la sua crudeltà, possedeva inoltre una forza prodigiosa, così che costringeva tutti coloro che passavano per la sua terra a lottare con lui e dopo averli facilmente vinti li uccidevain modo spietato.
Ma Eracle era a conoscenza del suo punto debole, sollevandolo, infatti, da terra, il gigante senza toccare il suolo con i piedi, perdeva tutta la sua forza. Così l’eroe greco lo affrontò e, dopo averlo sollevato, lo strangolò uccidendolo.
Ripreso il cammino arrivò nel luogo che divideva l'Europa dall'Africa, che oggi si chiama stretto di Gibilterra, qui innalzò due colonne su ogni continente e da allora lo stretto venne chiamato per sempre: “Le colonne di Ercole” (Ercole era il nome in uso presso i latini).
Giunto al termine del viaggio, il furto in sé non si rivelò difficile, infatti l'eroe con le sue frecce avvelenate eliminò Euritione, poi eliminò lo stesso Gerione trapassandogli il cranio con una freccia e con un solo colpo di clava si sbarazzò del cane a due teste Ortos, che abbaiava furioso contro di lui, il vero problema giunse quando si trattò di portare la mandria ad Euristeo.
Eracle si incamminò per il viaggio di ritorno portando con se la mandria come il re gli aveva ordinato di fare. Caricò i buoi di Gerione sul carro che ebbe in prestito dal Dio Helios, il quale usava per trasportare il sole. Con questo attraversò la Spagna e la Francia, qui fu assalito dagli abitanti del posto e invocò l'aiuto di Zeus per liberarsi di loro. Il re degli dei scaraventò sul popolo una pioggia di sassi: questa è la ragione per cui oggi la Provenza è cosparsa di tanti ciottoli e sassi. Attraversò poi le Alpi e si diresse verso l’Italia, giunse in Liguria dove dovette combattere con le popolazioni barbare che cercavano di derubarlo della mandria.
Arrivò nel Lazio, dove fu accolto dal re Evandro e qui Eracle rimase per una notte per recuperare le forze e riposarsi rifugiando i buoi in una caverna.
Purtroppo per lui in questo luogo c'era un gigante di nome Caco, che terrorizzava la gente del luogo compiendo furti e rapine e rapendo fanciulle. Il gigante, mentre Eracle dormiva profondamente, rubò i buoi e per non far capire dalle loro tracce la direzione del suo cammino, li trascinò a ritroso in modo che le orme, invece di partire dalla grotta, facevano credere che vi si dirigessero. Al risveglio Eracle capì l'inganno, raggiunse Caco, lo uccise
Non molto dopo, Era, la sua nemica di sempre, inviò un tafano a infastidire e disperdere la mandria, costringendo l'eroe a impiegare un intero anno per rimetterla assieme e finalmente potè raggiungere l'Argolide, dove presentò i buoi rossi al re Euristeo che li sacrificò a Era e così si concluse la sua decima fatica.
























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