di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Giasone era il figlio di Esone, re di Iolco. Appena nato la madre e il re suo padre riuscirono a salvarlo dalla violenza di Pelia, il fratellastro di suo padre che ne usurpò il trono e voleva dominare sulla Tessaglia con l'intento di uccidere tutti i discendenti di Esone.
Il piccolo Giasone venne affidato al centauro Chirone, che lo crebbe sino a quando il futuro eroe non decise di tornare nella sua città natale per partecipare ai giochi in onore del dio Poseidone.
Fu così che Pelia incontrò Giasone e, temendo che volesse ucciderlo per rivendicarne il trono, decise di mandarlo alla ricerca del famoso vello d’oro, il manto dorato di un ariete che si diceva fosse custodito nella Colchide, sotto il dominio di re Eeta, (vedi puntata precedente), solo a queste condizioni avrebbe riavuto il trono che era stato di suo padre.
Giasone accettò e partì con una nave che chiamò Argo e con una schiera di uomini che presero il nome della nave: Argonauti.
Durante il viaggio andarono incontro a svariate avventure: ma finalmente arrivarono nella Colchide. Qui il re Eeta disse a Giasone che avrebbe avuto il Vello d’oro solo se fosse riuscito a superare tre terribili prove ritenute praticamente impossibili da realizzare.
Accorse però in suo aiuto Era, che parlò con Afrodite, la quale chiese al figlio Eros, dio dell'amore, di far innamorare alla follia Medea, figlia di Eeta, di Giasone, così che potesse aiutarlo senza alcun scrupolo e tanto fu la passione della ragazza verso il giovane eroe, che arrivò a rinnegare il suo nome e tradire la sua famiglia.
Nella prima prova, Giasone doveva arare un campo usando due tori dalle unghie di bronzo che spiravano fiamme. Riuscì nell’impresa grazie ad un unguento, donatogli da Medea, che lo protesse dalle fiamme.
Nella seconda doveva seminare nel campo dei denti di drago che, germogliando, generavano un’armata di feroci e spietati guerrieri.
Anche qui corse in suo aiuto Medea che gli disse di lanciare un sasso in mezzo ai guerrieri, i quali, incapaci di comprenderne la provenienza, si attaccarono tra loro, annientandosi l'un l'altro.
Nella terza Giasone doveva sconfiggere il drago che faceva da guardia al Vello d’oro. Anche in questa occasione riuscì nell'impresa grazie ad una pozione donatagli sempre da Medea, che fece addormentare il drago.
In possesso del Vello d’oro, si diedero alla fuga. Riuscirono a seminare il re che li inseguiva grazie a Medea che, senza alcun scrupolo, fece a pezzi il piccolo fratellino che si era portata con sè, buttandoli in acqua, così che il re, sconvolto dal dolore, si fermò a raccoglierne i resti e lasciò perdere l'inseguimento.
Tornati in patria a Iolco, Medea aiutò Giasone per l’ennesima volta: convincere le figlie di Pelia a fare a brandelli il padre, rivelando loro un segreto che solo lei conosceva e che, in questo modo, il loro vecchio genitore sarebbe ritornato giovane, ma perchè questo si realizzasse bisognava prima farlo a pezzi e poi metterli in una pozione insieme a delle erbe magiche, che lei possedeva e che avrebbe loro fornito.
Per convincerle fece la prova su un vecchio caprone che uscì dal calderone completamente ringiovanito.
Le giovani, ingenuamente, fecero come le era stato consigliato, condannando però a morte il padre, dato che Medea non mise le erbe nella pozione.
Acasto però, figlio di Pelia, divenuto re per successione, mandò in esilio a Corinto i due accusandoli dell’uccisione del padre suo e fu qui che Giasone si innamorò di Glauce, la figlia del re, spezzando così la promessa fatta a Medea di sposarla in cambio del suo aiuto.
Questa, infuriata, diede a Glauce, come dono di nozze, un vestito incantato che prese fuoco facendola morire assieme al padre suo, accorso in aiuto, e ai suoi due figli che aveva avuto con Giasone.
In seguito Giasone attaccò Acasto, sconfiggendolo e riconquistando il trono di Iolco, tuttavia l'eroe morì solo e infelice, avendo perso anche i favori di Era per causa della sua infedeltà e morì tragicamente mentre dormiva, schiacciato da una trave che cadde dal relitto della nave che avrebbe dovuto ricondurlo ad Argo.
La fine di Medea è avvolta nel mistero, pare abbia terminato la sua vita da vecchia e da tutti abbandonata.
























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