
Ad un tratto una nuvola copre il sole, il freddo si fa pungente, così il maestro: “Lorenzo, tu che sei alto, spostami quella nuvola!”. Lorenzo si alza, compie un saltino e agita la mano nel vento. “Maestro, io non ci arrivo!”. “Allora vai dai bidelli e fatti dare una scala!”. Lorenzo fa per partire tra le risate dei compagni, poi sta al gioco, si arresta e ride anche lui. Al ritorno in classe si ride ancora, l'interesse è forte e parte la fantasia.
L’UOMO CHE VOLEVA IL SOLE
Il vento quel giorno era freddo, tagliente; soffiava dal mare e faceva rabbrividire ogni cosa.
Seduto su una panchina lungo il viale alberato, l’uomo guardava il cielo attraversato da piccole nuvole grigie che, spinte dalle correnti d’aria, si muovevano veloci da un capo all’altro di quello spazio celeste. Ogni tanto qualcuna passava davanti al sole impedendogli così di allungare i suoi raggi fino a terra. Ed in quegli attimi il gelo diventava quasi insopportabile, soprattutto se non si era ben avvolti in caldi giacconi e il poveruomo non lo era.
Stava lì con una giacchetta striminzita e leggera, tremava ogni volta che una nuvola oscurava il sole; per fortuna erano brevi attimi e poi il tepore di un sole di fine inverno ritornava ad intiepidire l’aria. Ma ecco che una nuvola vagabonda, anziché correre per il cielo come le altre, si fermò tra l’uomo e il sole e non aveva alcuna intenzione di allontanarsi. L’uomo attese un po’, poi, oramai intirizzito, cominciò a preoccuparsi e a studiare il da farsi.

Passò di lì un omettino, piccolo di statura ma veloce di gamba.
- Senti omettino, mi faresti il favore di spostarmi quella nuvola che mi copre il sole?
- Lo farei volentieri, ma come vedi anche in punta di piedi non ci arrivo!
Attese ancora finché non transitò uno spilungone alto, alto e magro, magro.
- Senti grand’uomo, mi faresti il favore di spostarmi quella nuvola che mi copre il sole?
- Lo farei volentieri, ma per quanto mi allunghi, non ci arrivo; non esiste un uomo così alto da poter toccare le nuvole con le proprie mani!
Si alzò allora deluso e si allontanò da quel luogo divenuto troppo gelido e andò verso un vigile urbano impegnato a dirigere il traffico in un vicino crocevia.
- Senti, tu che hai un fischietto così potente che fa muovere auto e camion, mi faresti il favore di spostarmi quella nuvola che mi copre il sole?
Soffiò a lungo nel fischietto e agitò deciso la paletta verso l’alto il vigile, ma…
- Vedi, non mi obbedisce, forse il mio fischietto non è così potente da arrivare fino al cielo, mi dispiace!
Riprese il cammino ancor più avvilito finché non scorse un imbianchino che, appoggiato a metà di una lunga scala di legno, pitturava la parete di un alto palazzo.
- Senti, potresti salire fino all’ultimo piolo della tua scala di legno e spostarmi quella nuvola che mi copre il sole?
L’imbianchino, piolo dopo piolo, salì pazientemente fino al più alto e si mise ad agitare il pennello nell’aria, ma…
- Mi dispiace, ma la mia scala non è abbastanza lunga e il mio pennello non arriva nemmeno ad accarezzare la nuvola!
Non si disperò più di tanto questa volta perché aveva visto fermarsi poco più lontano, il camion dei pompieri. Velocemente li raggiunse.
- Sentite, voi che avete scale lunghe fino al cielo, potreste spostarmi quella nuvola che mi copre il sole?
La scala metallica si allungò e si allungò ed un pompiere in divisa e casco in testa salì su, su, puntò il tubo dell’acqua verso la nuvola, ne fece uscire un potente getto, ma…
- No, non basta. Ho visto dall’alto il mondo farsi piccolo, ma non sono arrivato alla nuvola e neanche il mio getto d’acqua è riuscito a spaventarla!
(Continua)
























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