di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
LE AVVENTURE DI UN GIOVANE TEMPORALE

IN MEZZO AL DESERTO
Ancora una volta ce l’avevano con lui e ancora una volta non riuscì a comprendere la gravità dei fatti, né si rese conto della sua sventatezza, ma continuò a correre e a fuggire nelle sterminate vie del cielo quasi per allontanare da sé l’amarezza e l’angoscia profonda che si erano impadronite di lui.
A furia di andare, aveva oltrepassato il mare e continuava ancora, si fermò solo quando intorno a sé fu tutto silenzio: né rumori d’uomini, né versi d’animali.
Davanti a suoi occhi solo sabbia rovente, ovunque girasse lo sguardo non scorgeva forme di vita, non un fiore o un filo d’erba spuntavano in quell’arida distesa sabbiosa senza confini.
Era nel bel mezzo del deserto africano, il terribile Sahara, il luogo in cui il sole la faceva da padrone incontrastato, bruciando ogni cosa e disperdendo le nuvole che mai poteva sopraggiungere per portare un po’ di refrigerio in quei luoghi assetati.
Il giovane temporale, dopo essersi ben bene guardato attorno, riprese fiducia nelle proprie capacità e mormorò fra sé e sé:
“Qui non posso sbagliare, rovescerò tutta la pioggia che ho, strizzerò le nuvole fino all’ultima goccia e trasformerò questa terra senza vita in un immenso e lussureggiante giardino, voglio proprio vedere se questa volta non sarò ringraziato!”.
Ma quando si chinò sul sacco per estrarre gli arnesi del lavoro, ahimè, non c’era più niente, neanche una nuvoletta giusto per farsi un po’ d’ombra.
Ecco perché quei pescatori ce l’avevano tanto con lui, ora gli era tutto perfettamente chiaro, non era colpa degli abitanti della terra se lo disprezzavano e rivolgevano i pugni verso l'alto, era con lui che se la prendevano, per le sue malefatte.
Era proprio un totale fallimento, improvvisamente e dolorosamente fu consapevole dei suoi errori e della sua presunzione, per questo e come conseguenza, si sentì assalire da una grande e incontenibile voglia di piangere.
























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