IL DESTINO DI RAGNETTO
 Cl 5^ - 1985 Mirko, Roberto, Fabio, Denis M., Denis S., Cristian, sullo scivolo ai giardini Margherita di Bologna.
 
 
IL DESTINO DI RAGNETTO

Cinque vispi ragnetti uscirono dai gusci e immediatamente si misero a correre sulla ragnatela quasi volessero festeggiare la loro nascita con una esplosione di gioia incontrollata.

Ragnetto che non si era allontanato troppo in quei giorni, aveva seguito tutte le fasi delle breve gravidanza nascosto tra il fitto fogliame, aveva aspettato con ansia il lieto evento. Fu così che quando vide quei deliziosi piccoli ragnettini correre all'impazzata sulla ragnatela ad un passo da lui, il suo istinto di padre prese il sopravvento sulla paura e, dimentico del mortale pericolo a cui andava incontro, si precipitò sulla ragnatela gridando:

“Figli miei, figli miei, sono io, Ragnetto, il vostro papà!”.

I piccoli, sorpresi, arrestarono di colpo la loro corsa alla vista di quell’intruso, chi non si stupì fu invece la ragnetta che all’istante riconobbe il ragno traditore e, seguendo il suo impulso naturale, gli si avventò contro a bocca spalancata decisa a farla finita.

Sembrava che per lo sventurato ragno stavolta non ci fosse scampo, aveva già chiuso gli occhi ed aspettava la sua fine, ma ancora una volta il destino lo volle aiutare.

Uno dei piccoli, infatti, si venne per puro caso a trovare proprio sulla strada che percorreva la  furiosa ragnetta, tanto che per non travolgerlo dovette fare una brusca frenata e ciò diede a Ragnetto la possibilità di filarsela a spron battuto.

Dopo questa terribile esperienza il piccolo ragno se ne stette ben nascosto tra i petali del tulipano a guardare da una distanza di sicurezza i figli suoi giocare sulla ragnatela e crescere sempre di più sotto le amorose cure della madre che li assisteva affettuosamente provvedendo ai loro bisogni e portandoli ogni tanto a spasso caricandoli sulla sua schiena.

Quanti sospiri per Ragnetto che avrebbe voluto essere là con quella che lui riteneva la sua famiglia, ma nulla si poteva contro una natura maligna che così aveva stabilito per i ragni di questa terra.

Quando i figli furono maturi, un giorno se ne andarono ognuno per una via diversa e senza neanche salutare la mamma che per tutto il tempo li aveva accuditi, allora anche Ragnetto capì che questo ciclo si era concluso e qui non c’era più nulla da fare.

Si arrampicò in cima ad un alto pioppo di quel verde giardino, emise una sottile bava di filo e si lasciò trasportare dal vento a vagabondare per il mondo senza una meta.

(Fine)

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Pubblicato il 01.06.2026 - Categoria: Maroni Gallery

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Yans Geneviève ha inserito un commento in LE TERZE MEDIE STUDIANO IL LATINO
Io che sono belga nata nel 1947, ho studiato latino fra Medie e Liceo x 6 anni e greco x 5. Ho conti...

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