1985 - Cl.5^ A Bologna in treno con la classe dei corrispondenti

LA VITA SUL FONDO

Molti, molti anni fa le rane di una grande e profonda palude che si stendeva tra il monte e il mare, vivevano solo ed esclusivamente sott’acqua, non mettevano mai la testa fuori dal loro habitat, erano da sempre rimaste sui fondali della palude tanto che si erano adattate a vivere in  quell’acqua stagnante.

Trascorrevano gran parte della loro vita sul fondo melmoso dove la luce del sole non riusciva  mai a brillare, vivevano così in un’atmosfera grigia, opaca, tanto che la loro pelle non aveva alcun tono di colore.

Si alimentavano di ciò che trovavano nel pantano, pochi bocconi amari di qualche foglia in decomposizione o della carcassa di qualche insetto che era sprofondato nelle acque anch’esse grigie e opache.

LE PAURE DEL SOPRA

La superficie dell’acqua dello stagno non distava dal fondo melmoso più di qualche metro, ma per le rane, abituate a vivere quasi costantemente sul fondo, sembrava che la palude fosse immensa e che l’acqua che la sovrastava fosse infinita, senza mai un termine.

C’era stato nella loro storia più antica qualche ranocchio curioso che aveva osato allontanarsi più del solito dal fondo in direzione della superficie e al ritorno nel fango aveva raccontato d’aver visto l’acqua farsi più chiara e più calda. Pare addirittura, ma non si sa se è storia o leggenda, che qualcuno sia arrivato vicinissimo alla superficie dell’acqua e che dai suoi racconti si dice avesse visto un’immensa distesa azzurra e una strana e luminosa sfera gialla che sovrastava la palude.

Questi racconti però anziché alimentare la curiosità, davano luogo a storie terrificanti che si erano tramandate di bocca in bocca e parlavano con terrore che chi avesse ammirato a lungo l’acqua chiara della superficie sarebbe rimasto accecato, che il calore dell’acqua calda avrebbe bruciato la pelle a chi vi si avventurava e che la sfera gialla e luminosa non era che un terribile mostro che abbagliava chi vi capitava a tiro e poi li divorava vivi.

Tutti queste dicerie paurose avevano fatto presa sulle rane della palude, per cui a nessuno veniva in mente di tentare una sortita nell’ignoto della superficie.

(Continua)

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Pubblicato il 01.06.2026 - Categoria: Maroni Gallery

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Che bravi, noi romagnoli abbiamo una marcia in più.
Mario Venturini ha inserito un commento in LANGHE - 17
Ci stanno irretando anche il cielo ,ma non importa , è colpa del popolo populista Che probabilmente ...
Mario Venturini ha inserito un commento in 'T E' PARTOI CUMUNESTA - LA MILITANZA NEL PCI
Sei sempre stato un coerente Tu ma il partito non molto anzi !!
Yans Geneviève ha inserito un commento in LE TERZE MEDIE STUDIANO IL LATINO
Io che sono belga nata nel 1947, ho studiato latino fra Medie e Liceo x 6 anni e greco x 5. Ho conti...

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