
LA GINNASTICA DEL SOLE
Facciamo che…
… le nuvole nere tenevano la primavera nascosta dietro di sé e non la lasciavano passare anche se era venuto il suo tempo.
Primavera:- Lasciatemi passare nuvole cattive, devo riprendere il mio lavoro sulla
terra!
Nuvole:- Noi non siamo cattive, è l’inverno che ci fa stare qui, è l’inverno ad
essere cattivo!
Primavera:- Voi siete bugiarde, il tempo dell’inverno è finito il 21 marzo, ora siete
voi che tenete imprigionato il sole e non gli permettete di riscaldare la
terra.
Nuvole:- Lo sappiamo bene che l’inverno è terminato, ma che colpa abbiamo noi
se il sole è così debole che i suoi raggi non riescono a scioglierci?
Allora la primavera andò a far visita al sole per sentire da lui il perché le nuvole erano ancora le padrone del cielo.
Primavera:- Amico sole, perché i tuoi raggi non hanno ancora sciolto le nuvole
nere?
Sole:- L’inverno è stato molto duro, io mi sono ammalato e ho perso molte forze.
Ora sono debole e con addosso un grande fiacca.
Primavera:-Ma non puoi continuare a nasconderti, se tu non sciogli le nuvole, io
come posso andare sulla terra? Su, su, datti una mossa, fai qualcosa,
allenati, fa un po’ di ginnastica, ma cerca di riprenderti!
Sole:- Oh, questa è una buona idea, farò proprio così, grazie del consiglio!
Venne la notte e il sole si coricò come sempre dietro i monti, bevve la solita camomilla, dormì profondamente e al mattino si svegliò fresco e riposato.
Dopo un’abbondante colazione consumata in un bar della Via Lattea, indossò la tuta sportiva e, per sgranchire i suoi raggi arrugginiti dall’umido inverno, iniziò a correre su e giù per il cielo e a sudare rovinosi acquazzoni.
Prese un arcobaleno di passaggio e se ne servì come corda da saltare.
Sollevò i pianeti per rinforzare i muscoli.
Fece la gimkana fra le stelle.
Lottò a lungo col vento che soffiando con tutta la sua forza lo spingeva indietro.
Usò la luna piena come un disco da lanciare nello spazio lontano per poi rincorrerla.
Due giorni di allenamento e aveva ripreso in pieno tutte quante le sue forze. Il conto però per quelli giù sulla terra fu piuttosto salato, acquazzoni e trombe d’aria come mai s’erano viste.
Il giorno che seguì cominciò sin dal primo mattino a scagliare i suoi raggi finalmente potenti contro le nuvole fredde e nere, che, naturalmente, non poterono resistergli e pian piano con qualche lacrima di pioggia si sciolsero e si dispersero nell’immensità del cielo.
La via era finalmente libera e, pur se con qualche giorno di ritardo, la primavera poté scendere sulla terra ad aprile le gemme dei fiori e delle foglie e a profumare l’aria.
























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