
Il difficile salto di qualità
A campionato concluso, Gino Stacchini e don Pierino concordarono sul fatto che avevano tra le mani un calciatore dalle possibilità enormi, non solo aveva condotto la sua compagine alla vittoria finale segnando un'infinita di reti, ma dimostrava di essere dotato di un potenziale enorme, migliorava costantemente partita dopo partita, meritava una opportunità maggiore e l'unica squadra che poteva offrirgli la possibilità di provare fino in fondo le sue qualità era il Cesena Calcio, che al termine di quella stagione agonistica, pur con molti patemi, aveva conquistato la serie A ed ora si apprestava ad approntare una squadra adeguata al nuovo e pesante impegno.
Gino Stacchini e don Pierino conoscevano personalmente il presidente del Cesena Calcio, il cav. Giacomo Olivucci, si recarono insieme da lui e lo convinsero dopo molte sue ritrosie, ad accettare nell'organico della squadra Arturo Pimpirlini almeno per qualche mese di prova a titolo gratuito, se poi non lo ritenevano idoneo alle loro aspettative, sarebbe ritornato in comunità senza altro pretendere.
Nel mese di agosto di quell'anno Arturo Pimpirlini lasciò tra le lacrime sue, dei compagni e in particolare di Valentino che pure era felicissimo per lui, la comunità in cui aveva ricostruito la sua personalità e venne aggregato al nuovo gruppo per tutto ciò che concerneva la preparazione al prossimo impegnativo campionato.
Qui si faceva sul serio, si faticava in duri allenamenti, lezioni di tattica alla lavagna e sul campo, alimentazione scientifica, poche e rare distrazioni, tutte situazioni che ad Arturo non dispiacevano affatto, ma non avvertiva attorno a sé molta considerazione, lui era il più giovane, il più inesperto, e la sua abnegazione veniva considerata come un inutile tentativo di mettersi in evidenza e per per questo veniva snobbato dal gruppo storico che lo considerava alla stregua di un intruso col sospetto che fosse un raccomandato.
Lui taceva e subiva in silenzio le continue piccole angherie, ne provava una sofferenza psicologica piuttosto acuta, ma mai si lamentava e se qualcuno entrava volutamente duro sulle sue caviglie per fargli sentire quanto non era ben voluto, quasi sempre era lui a chiedere scusa, sapeva in cuor suo che dopo aver provato per anni la ferocia del “Collegio dei Discoli”, ciò che ora doveva sopportare erano solo zuccherini.
In tutte le partite del precampionato non una sola volta gli fu concesso di entrare in partita, neanche per un minuto, sempre e solo panchina ad osservare gli altri e lui muto.
E finalmente iniziò il campionato e Arturo Pimpirlini neanche più fu convocato in prima squadra, il Cesena, debuttante in serie A, dopo otto partite aveva 2 miseri punti.
























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