Il giovane scese da cavallo e attraversò quel luogo incantato, i fiori gli sfioravano le gambe e lui si limitò a sfiorarli con la punta delle dita della mano, quasi una furtiva carezza, le farfalle gli danzavano intorno al capo, gli uccellini si posavano sulle sue spalle, i pesci saltavano sull'acqua come a far notare la loro presenza.




Egli stupito tutto ammirò ma nulla toccò, girò a lungo per il parco, stupito da tanta bellezza e quando giunse ormai al cancello per uscire e riprendere la giusta via, incontrò la fata giardiniera che con un sorriso dolce così gli si rivolse:
“Sei stato veramente bravo a rispettare la natura e non tutti lo fanno, per questo ti voglio aiutare nella tua impresa. Sappi dunque che la strega tutte le mattine ama trasformarsi in una topolina e fare il giro del castello per vedere dall'alto cosa accade nelle sue terre. Per
questo ha fatto uccidere tutti i gatti dei dintorni, tu fa di procurartene un bel numero e affamati, liberali nei pressi del castello e buona fortuna addio!”.
Il giovane ringraziò, montò a cavallo e fece subito quanto gli era stato detto.
Non fu facile trovare gatti in quei dintorni, la strega li aveva praticamente fatti sterminare, dovette cercarli in città e paesi lontani, la cosa più semplice fu trovarli affamati, in quei tempi lo erano praticamente tutti, fu più arduo catturarli e infilarli nel sacco:
graffiavano, miagolavano, soffiavano.
Quando ne ebbe raccolto un buon numero si diresse verso il castello della strega e giunto nei pressi li liberò abbandonandoli al loro destino.
Attirati dal profumo di cibo che proveniva dalle cucine, in un baleno sparirono inghiottiti dal buio della notte.
E venne il mattino e la strega, ignara di tutto, come sempre si trasformò in una topolina per il consueto giretto sulle mura del castello e già pregustava
il piacere di ammirare compiaciuta il territorio di sua proprietà che si stendeva fin dove la vista poteva arrivare e si congratulava con se stessa per aver felicemente compiuto l'impresa di allargare sempre di più il potere del male e della tristezza.
Quella mattina però l'attendeva un'amara e tragica sorpresa, non fece nemmeno in a rendersi conto per un solo attimo di ciò che le stava per accadere, che appena messa fuori la coda dalla porta...zacchete... un gattaccio nero come la notte le fu addosso con gli artigli sguainati e, affamato com'era, non le lasciò neanche il tempo di dire ahi, che in un sol boccone la divorò.
All'istante i rospi e i ranocchi ritornarono i principi e i giovanotti che erano stati prima del sortilegio della strega e, felici e riconoscenti, ringraziarono e portarono in trionfo il giovane principe che alla fine dei festeggiamenti prese la margherita, la avvolse in un lussuoso panno di raso e la riportò alla principessa che ne fu due volte enormemente soddisfatta, la prima per essersi riappropriata dell'amata margherita e la seconda per la possibilità di poter sposare un giovane così bello e valoroso.
Le nozze furono celebrate in gran pompa, tutta la popolazione di quel reame era accorsa alla cerimonia per inneggiare al giovane principe che col recupero della margherita e l'eliminazione delle strega del male, aveva restituito a quella gente la felicità e il piacere di vivere.
La leggenda racconta che non avendo la strega lasciato eredi, egli divenne il proprietario del castello e di tutte le terre un tempo regno incontrastato del male e della tristezza e le trasformò in un'oasi di pace e serenità dove tutti gli infelici e i bisognosi trovarono accoglienza irradiati dal fluido benefico della margherita fatata.





























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