
L'incontro col dolore
Erano ore che volavano instancabilmente al seguito della mosca che si era offerta di guidarli alla scoperta del mondo nuovo e che loro dopo qualche minuto chiamavano semplicemente: maestra, titolo invero che alla grossa e grassa mosca fece assai piacere, e questo la stimolò ad insistere ancor di più nel fornire le necessarie informazioni e senza mai stancarsi.
Ora sorvolavano il giardino fiorito di una bella casa quando Lele avvertì prima degli altri fratelli i morsi della fame che forse non si arrischiavano a interrompere le lezioni della nuova maestra e perciò tacevano, ma nello stesso momento in cui Lele lo manifestò alla mosca-maestra, tutti alzarono una zampetta per dire:
“Anch'io...anch'io...!”.
Insomma a sentire il loro chiassoso ronzio, si capiva subito che erano tutti quanti fortemente affamati, così che la paziente e comprensiva maestra cessò per un attimo di sbattere le ali e a loro rispose:
“Venite con me, lo so io dove a quest'ora c'è un buon cibo per tutti.”.
“Come fai a capire che questa è l'ora per un buon pranzetto?”.
Domandò Lele pieno di curiosità e...fame.
“Facile”, rispose la mosca, “annusa l'aria profondamente e sentirai un buon odorino provenire da quella finestra socchiusa della casa qui davanti.”.
Più si avvicinavano alla casa e più forte si sentiva il profumo di cose buone, entrarono dalla finestra semiaperta ed andarono dritti, dritti a posarsi su una tavola apparecchiata.
C’erano quattro piatti fumanti che mandavano un odorino invitante, non ci fu bisogno che la mosca-maestra li invitasse a favorire, si erano già lanciati in volo sui bordi bianchi di quei piatti colmi ed invitanti e senza indugio alcuno incominciarono a succhiare il brodino tiepido, ma che bontà, che delizia!
Il più ingordo dei fratelli di Lele però volle avvicinarsi un po’ troppo al brodo credendo che al centro ci fossero bocconi ancora più saporiti, ma pagò cara la sua golosità, scivolò, infatti, su una macchia di unto e finì rapidamente a mollo nel brodo caldo.
Cercò disperatamente di uscirne, sbatteva a più non posso ali e zampe, ma più si agitava e più beveva e tanto bevve che poco dopo morì affogato tra inutili ronzii di richiesta d’aiuto ai fratelli, i quali non poterono far altro che assistere alla sua terribile fine senza poter intervenire.
Questa morte terribile e inaspettata, li lasciò esterrefatti e sgomenti, non sapevano più cosa dire, né cosa fare, ora la vita sembrava a tutti perfettamente inutile, il nuovo mondo li aveva già delusi ed avviliti.
Intervenne allora la mosca-maestra che dall’alto della sua esperienza li avvisò:
“Andiamocene, per lui non possiamo fare più nulla e stando qui corriamo un altro grosso rischio, per piangere il dolore ci sarà tempo, ora mettiamoci in salvo e alla svelta o ci sarà la morte per tutti noi!”.
Era vero, ma naturalmente Lele e i suoi fratelli ne erano del tutto ignari, non erano ancora usciti dalla casa che sentirono le grida di un uomo urlare:
“Che schifo, una mosca nella minestra, presto datemi l’insetticida che faccio una strage!”.
(Continua)
























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