di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
FRANCESCHINO E LE DOPPIE

Tempo fa in una terza classe della scuola primaria c’era un alunno di nome Francesco, ma era così magro e minuto che da tutti era chiamato Franceschino, persino dai suoi genitori.
Aveva nove anni ma non ne dimostrava più di quattro o cinque, era giusto la metà dei bambini della sua età.
A scuola era bravino, aveva una sola grossa difficoltà: le doppie! Non gli riusciva di azzeccarne una: mama, babo, gato, belo, bruto,…, in tutti i suoi scritti simili errori si contavano a decine e decine.
Il suo maestro aveva provato in tutti i modi a fargli capire l’errore, ma proprio non c’era verso di eliminarlo. Un giorno, dopo aver corretto la solita sfilza di doppie sbagliate, sconsolato il maestro esclamò:
“Basta, ci rinuncio, io non so più cosa fare, tu le doppie proprio non le…come dire…non le mastichi... pertanto non le inghiotti, ecco sì, non le inghiotti!”.
Per fortuna si venne a sapere che in un paese vicino c’era un dottore così bravo che sapeva persino curare questa malattia e pertanto i genitori di Franceschino prenotarono una visita.
L’appuntamento fu fissato per il giovedì pomeriggio alle diciassette.
Lo studio era in via Pille Palle al numero ottocentoottantotto. Già a dover pronunciare tutte queste doppie a Franceschino venne il mal di testa, comunque non mancò l’appuntamento, suonò il campanello d’ingresso, la porta si aprì, attraversò un lungo corridoio prima di giungere in una elegante sala d’attesa, un minuto dopo entrò nell’ambulatorio del medico che, ovviamente, gli chiese le ragioni della visita.
Franceschino parlò a lungo dei suoi guai e alla fine concluse:
“Ecco dottore, il mio problema è che le doppie proprio… come dire…, non le mastico e così non le inghiotto, ecco sì, non le inghiotto!
A questo punto il dottore si fece serio, lo fece spogliare e lo visitò a lungo facendogli ripetere molte volte il numero sessantasette. “
“Dottore, mi scusi”, chiese il babbo “ma non si diceva trentatre?”.
“Sì”, rispose il medico, “ma io ho bisogno di sentire le doppie nel suo corpo!”.
“Ah, capisco!”. Sospirò il padre scuotendo la testa perplesso.
“Senti Franceschino”, concluse il dottore, “tu sei perfettamente sano, hai solo bisogno di una sana dieta alimentare a base di doppie, ora te la prescrivo e così ne masticherai e ne inghiottirai così tante che diventerai un portento!”.
Gliela scrisse in bella copia e gliela consegnò:
Per le due settimane prescritte, Franceschino seguì rigorosamente la dieta senza sgarrare una sola volta, del resto non era poi mica una cura troppo difficile da fare.
Inghiottì tante di quelle doppie che non si possono contare, ma alla fine della cura il risultato era visibile ad occhio nudo, dalla sua penna non usciva più una sola doppia sbagliata ed in più si era registrato un altro fatto positivo: Franceschino era raddoppiato, aveva, cioè, preso i chili giusti per essere un bel ragazzino.
























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