Dal libro “SAMAÈVAR IR E OZ - QUADERNO DI CULTURA DIALETTALE SAMMAURESE”, scritto dal Prof. Pietro Maioli “Piero” nel 2003 e ristampato nel 2024 pubblichiamo alcuni racconti.
Sono racconti di storia, tradizioni, giochi, curiosità, leggende e modi di dire Sammauresi per meglio conoscere la storia e i nomi dei luoghi del nostro amato paese.
Questo libro è in pratica una finestra sul passato del nostro Comune che non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo dimenticare.
Per chi è interessato il libro è in vendita da: edicola dalla Zia Monica Accetta, edicola tabacchi “Dadorino”, edicola “Gio” di Savignano sul R.
Via Cavour è sempre stata fra i confini del rione Centro e del Castello; in realtà essa era considerata dai Sammauresi una zona a parte, veniva chiamata “Zò me Mulòin” o “Zò me Pladéur”, ricordando gli edifici importanti che erano posti proprio al termine del paese all’intersezione di questa via con la Villagrappa: mulino Macrelli e l’antico Macello (il mattatoio, il pelatoio) Comunale.
L'edificio del mattatoio Comunale, ora adibito a pescheria (oggi uff. Amministrazioni condominiali), riveste un'importanza storica essendo stato costruito negli ultimi decenni dell’Ottocento.
E’ Pladéur ha una facciata molto interessante con muro al naturale, finestre e porte a sesto acuto e potrebbe essere adibito al museo dell'arte della macelleria, (non più realizzabile nda) ancora oggi sul lato della contradina ci sono gli anelli e i chiodoni usati per legarvi il bestiame da macello.
La fossa Riovecchio che lo circondava qui era chiamata “e’ Fusòun de Pladéur”. Proseguendo a lato del macello in direzione di via Baldinini “Sberaglia il Garibaldino” troviamo la Cuntraèda de Pladéur, diventata passaggio pedonale a causa di quattro colonnette che ne impediscono l’attraversamento a mezzi a quattro ruote.
Un'altra contrada, privata, porta al cinema teatro Novelli (già supermercato, oggi bazar), è detta “Cuntraèda de Cunvènt Vècc” infatti fino alla seconda guerra mondiale vi era un vecchio convento di Suore di Maria Bambina, occupato nel 1921 e lasciato il 1933 per trasferirsi nell’edificio annesso alla casa Pascoli, nel luogo del convento ora sorge la casa Fabbri “Zampòun” al civico quattordici.
Tra via Baldinini e via Botticelli all’incirca dove sorge l’ex villa Calandrini vi era un forte rialzo del terreno detto la Muntilaza.
Sotto questa montagnola sorgevano le conserve del ghiaccio di San Mauro.
Vi era una cupola interna fatta di mattoni che continuava tutto un insieme concavo “a gònga”.
L'altezza della parete era di due, tre metri, all’interno si entrava ad una profondità di sei metri.
Il ghiaccio portato con birocci dalle montagne, era ricoperto di erba Brujòina e foglie, veniva sormontato prevalentemente da carni macellate per tutta l’estate.
D’inverno era un centro di giochi, infatti i bambini con il ghiaccio e la neve scivolavano giù dalla Muntilaza, “i fasòiva la sléssa”.
Col tempo il termine di Muntilaza ha denominato tutta la zona di rialzo fra il fosso Riovecchio (via Baldinini) e il podere della parrocchia (via Botticelli): “la Tèra de cuntadòin de Prit”.
























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