IL 2 FEBBRAIO 1909 A SAN VITO 2Oggi vogliamo raccontarvi un gravissimo episodio di sangue accaduto 117 anni fa, che ha coinvolto un gruppo di socialisti Sammauresi.

Episodio del quale avevamo sempre sentito parlare in maniera frammentaria e confusa, ma andando a rileggere il quaderno numero 7 del quale alleghiamo la copertina abbiamo trovato notizie precise di quanto accaduto.

Per prima cosa occorre ricordare quella che era in quegli anni la situazione politica, il fermento che attraversava la nostra Romagna con gli ideali socialisti di uguaglianza, solidarietà, con i rappresentanti di questi ideali animati dalla voglia e volontà di realizzare questi propositi.

Ricordiamo che anche Giovanni Pascoli era stato in gioventù un acceso sostenitore di questi ideali.

Grazie alla rivista “Confini” della Società Editrice “Il Ponte Vecchio” che ha pubblicato una ricerca presso l’Archivio di Stato di Forlì, svolta da Pier Paolo Magalotti con la quale è stato ricostruito l’episodio.

QUESTO L’EPISODIO

C’era una manifestazione di propaganda politica socialista a San Vito che si era conclusa con un comizio nel piazzale della Chiesa dal Dott. Carbonetti di Savignano.

L’oratore venne accolto dai fischi dei parrocchiani e in seguito disturbato dal suono provocatorio delle campane che accompagnavano un battesimo.

A suonare le campane era Don Gisleno Farina detto Ismaele un prete imponente dal carattere esuberante che sotto la tonaca portava sempre una Pistola di piccolo calibro.

Bisognava vendicare quell’affronto, e il 2 febbraio 1909 fu scelto come giorno per marciare su San Vito.

Nel primo pomeriggio la fanfara socialista partiva a piedi da San Mauro con a capo Nazzareno Canducci, con una trentina di militanti tra i quali i fratelli Giulio e Ruggero Tognacci.

Nell’attraversare il piazzale della Chiesa iniziarono a suonare l’inno dei lavoratori, il comizio si svolse nel borgo del piccolo paese con un accalorato discorso tenuto da Giulio Tognacci.

Verso le 17 all’uscita dalla Chiesa i fedeli incrociano i socialisti Sammauresi che intonano l’inno dei lavoratori e gridano “viva il socialismo e abbasso i preti” e poi “nelle fondamenta del campanile metteremo le teste dei preti, ruffiani e vigliacchi“.

Le loro contestazioni erano rivolte “a quel codardo del cappellano” il quale per niente intimorito in segno di sfida fece loro le corna con le dita della mano.

I Sammauresi erano arrivati vicino al fiume, accortosi del gesto iniziarono a lanciare una gragnuola di sassi verso il piazzale della Chiesa, e alcuni di loro con gli strumenti tornarono verso il piazzale della Chiesa per dare una lezione al cappellano.

Il prete si prese una “trombonata” in faccia, riuscì a togliersi la veste talare e impugnò la pistola, sparò tre colpi, uno colpì alla fronte FEDERICO SOCI che cadde a terra, un altro ferì PRIMO PARENTI ad una spalla e il terzo andò a vuoto.

I socialisti Sammauresi si ritirarono portandosi via i feriti.

Da quel momento il cappellano si diede alla latitanza, mentre FEDERICO SOCI si aggrava e prima di essere ricoverato nell’ospedale di Santarcangelo dichiarò di non far parte di nessun partito, di essere intervenuto avendo udito il “malanno” e per dissuadere il cappellano da usare la pistola, il quale fatti alcuni passi indietro gli aveva sparato.

La mattina del 5 marzo FEDERICO SOCI cessava di vivere, aveva 49 anni e lasciava 5 figli.

Questa una frase del manifesto funebre affisso a San Mauro:

“UN INIQUO E SCELLERATO DISCEPOLO DI CRISTO, DALL’ANIMO EVOCANTE FANTASMI DI SANGUE, VIGLIACCAMENTE L'HA UCCISO".

Due mesi dopo il fattaccio Don Farina si costituisce mentre il Pretore di Santarcangelo manda avanti la causa contro i 12 componenti della fanfara di San Mauro per non aver avvisato le autorità della manifestazione del 2 febbraio.

I suonatori vengono multati di lire 10 e al pagamento delle spese processuali, Giulio Tognacci è stato assolto “per non provata reità”.

Il 29 aprile 1910 la Corte d’Assise di Modena assolve Don Gisleno Farina per legittima difesa, il processo è stato spostato da Forlì a Modena in quanto la piazza di Forlì era ostile all’imputato.

Sulla stampa e a San Mauro questi fatti trovarono un ampio risalto, a San Mauro vennero affissi manifesti di denuncia dell’omicidio con toni molto molto accesi, ne riportiamo due stralci:

“LA BELVA PRETESCA HA COLPITO ANCORA” e “PARENTI PRIMO 16 ENNE, CUI LA BRUTALITÀ PRETESCA TENTÒ INVANO DI SPEZZARE L'ANIMA FIAMMANTE DI SOCIALISMO”.

Grazie al quaderno n. 7 abbiamo trovato e condiviso con tutti voi questo gravissimo episodio che conferma la passione, l’impulsività, la veemenza e il carattere sanguigno dei Romagnoli.

Mauro Rossi, Giuseppe Casadei e Giorgio Zicchetti

*Da “Il Supplemento ai Quaderni di San Mauro” N. 7 – RUGGERO TOGNACCI falegname. Pubblicato nel gennaio 2005 Dall’ACCADEMIA PASCOLIANA a cura del Maestro Piero Maroni.

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Io che sono belga nata nel 1947, ho studiato latino fra Medie e Liceo x 6 anni e greco x 5. Ho conti...

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